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Il conto sociale lo paga il più debole

Il mondo dei poveri e degli emarginati d’Abruzzo e Molise , sempre più densamente popolato, verrà alla luce nei prossimi giorni (il 16 novembre) e sarà un evento dirompente: sarà presentato lo studio curato dalla Caritas, in cui saranno illustrati i dati raccolti nel corso degli ultimi anni che certificano la ritirata dello Stato ed il crescere della pressione dei poveri sulla Chiesa; per riflettere su ciò che è accaduto dagli inizi degli anni novanta ad oggi, e sulle misure che vanno assunte dalle istituzioni pubbliche per salvaguardare la dignità dei cittadini ed i loro diritti essenziali. I dati raccolti e le valutazioni sui quei dati opportunamente elaborati dicono che il degrado sociale è inarrestabile, favorito appunto  dal progressivo arretramento delle istituzioni: Stato in testa. Un anticipo di ciò su cui sarà giocoforza riflettere e, possibilmente, promuovere un movimento non solo di solidarietà quanto e soprattutto di responsabilità, lo ha dato il direttore della Caritas interregionale Abruzzo e Molise, Don Franco D’Onofrio, nell’omelia fatta a Campodipietra, incentrata (e non poteva essere diversamente) sullo spirito di solidarietà e di “pietas” con cui la Chiesa sta andando in soccorso dei bisognosi e della loro residua dignità umana, per sottrarli alle spire del cedimento alla vita. Con la Chiesa, fortunatamente opera una parte nobile (di sentimenti) della popolazione anch’essa impegnata a dare sollievo a chi ne ha bisogno. Il racconto è stato denso di pathos, ma altrettanto denso di speranza, quella che non può cedere al pessimismo, alla distrazione e all’indifferenza del prossimo né, in maniera decisamente più colpevole e condannevole, del Welfare. Il direttore è stato esplicito:  “Si moltiplicano le situazioni di disagio estremo su cui la Chiesa dell’Abruzzo e del Molise è chiamata ad occuparsi su questioni fondamentali come il diritto alla casa, la possibilità di mangiare, poter comprare le medicine o assicurare i libri, i quaderni, la mensa e il trasporto a chi studia. Non spetta alla Chiesa sostituire lo Stato”. “Le conquiste dei nostri nonni e dei nostri genitori –  ha proseguito –  sono finite nel dimenticatoio tra i tagli di bilancio, la soppressione di servizi pubblici, la negazione dei diritti e lo svuotamento delle funzioni delle istituzioni e della pubblica amministrazione. Da 30 anni non si costruiscono più case popolari, migliaia di famiglie sono costrette a vivere senza lavoro e in assenza di qualsiasi sostegno al reddito, a tanti bambini è negato il necessario per andare a scuola e troppi malati rinunciano a curarsi per mancanza di soldi”. La rappresentazione è di quelle che non lasciano scampo. Stato e Regioni stanno saldando il conto della crisi sulle spalle delle categorie sociali più deboli, spingendole inesorabilmente sulla soglia della povertà e per molti ad oltrepassarla. Il Molise ne sta conquistando il primato, ed è un primato che denuncia la pubblica amministrazione in tutta la sua inefficienza, incapacità, e cinismo. La Regione Molise ha amministrato con particolare osservanza e dedizione la politica dei tagli ai servizi essenziali, in maniera strumentale e feroce alla sanità pubblica, della sottoccupazione, dell’immiserimento sociale ponendo particolare attenzione, però,  a salvaguardare i privilegi economici della casta politica e delle alte sfere della dirigenza. Nei prossimi giorni la giunta regionale, accompagnata dalla segreteria regionale del Pd, il partito che tiene in vita l’amministrazione, a sua volta tenuto in vita da uno sparuto manipolo di consiglieri regionali pilatescamente astenutisi alla mozione di sfiducia al presidente della giunta regionale Paolo di Laura Frattura, si attrezzeranno per andare in giro a raccontare tutt’altra storia e tutt’altra realtà del Molise. Peccato che la Caritas e la Regione, nelle rispettive versioni della realtà socio/economica del Molise, viaggino su binari paralleli, destinate a non incontrarsi mai, né mai a scontrarsi. Campo libero pertanto alle edulcorazioni politiche e alle manipolazioni governative. Ed è una vita che accade.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Finché ci saranno i soliti che evadono le tasse, finché ci recheremo da un medico, da un idraulico, da un ristoratore che non emettono lo scontrino e noi non lo pretendiamo, avremo solo pesanti squilibri sociali. La conseguenza è la povertà che aumenta sempre più, a tutto vantaggio dei soliti noti. Siamo un Paese di anormali. E poi osiamo anche definirci civili. Ma per piacere!!!

  2. Il Molise rispecchia in pieno quello che avviene in Italia: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Il sig. Paolucci ha giustamente citato l’evasione fiscale come principale fonte di sperequazione sociale. Io aggiungerei la presenza di un numero eccessivo di dipendenti pubblici, cosa che ha mortificato il vero tessuto sociale della regione: l’agricoltura e la piccola industria manifatturiera.

  3. Dominic Cotti Cottini

    Quando vedo i suv -pardon, i transatlantici- che affollano le strade di Campobasso, e poi so di gente che deve fare la valigia per trovare lavoro, quando apprendo di soggetti che hanno una molteplicità di immobili, addirittura all’estero, e di cittadini che stanno attendendo gli alloggi popolari, mi viene una rabbia da urlare ai quattro venti. Poi dobbiamo difendere l’autonomia della regione Molise e parlare di “ius soli” o di centri di accoglienza per migranti: siamo da curare!

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