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Consorzio industriale, l’anomalia molisana

di Pino Gallo

Correva l’anno 2004 e da consigliere regionale mi interessai della riforma dei consorzi industriali nella duplice funzione di relatore in Commissione e in Aula per l’approvazione. Una riforma di settore, tra l’altro apprezzata da altre Regioni, che non si limitava a fare chiarezza sulla rappresentanza dei Comuni, ma disciplinava le competenze riservate alla Regione, i limiti statutari, i programmi triennali dell’attività consortile, la finanza e la contabilità dell’ente , i piani regolatori consortili e, dulcis in fundo, dettava norme sui sistemi produttivi locali e distretti industriali ( che è poi la parte non attuata della legge). Dopo qualche anno la legge regionale del 2008 vanifica i pregi della precedente riforma dettando norme che di fatto determinano la condizione di marginalità dei Comuni e dei loro rappresentanti. Poi, stante la crisi dei sistemi industriali così come a suo tempo concepiti, torna di attualità la necessità di una visione unitaria tra programmazione regionale e politica industriale. Da qui l’annunciata nuova riforma dei consorzi di cui si è persa traccia. Accade, invece, che in cambio della riforma che non c’è si è scoperta una nuova categoria di politico quella del sindaco “vintage”. Si tratta in buona sostanza della miracolosa metamorfosi del Sindaco “trombato” che dopo il taglio del cordone ombelicale che lo legava al Comune di appartenenza raggiunge lo stadio di “esperto” che gli consente di continuare a far parte del direttivo del consorzio, ovviamente lautamente compensato per l’indebita presenza. Quando poi accade che il Sindaco “trombato” abbia lasciato in eredità un grave dissesto finanziario c’è anche da chiedersi: a quale categoria di “esperto” appartenga?

 

Di Giuseppe Saluppo

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