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I Consorzi industriali nel Molise, emblema del fallimento delle politiche riformatrici 

Consorzio per lo Sviluppo industriale Campobasso – Boiano: un guazzabuglio indescrivibile, cui ha tentato di porre mano la giunta regionale il 13 ottobre 2016 deliberando di diffidare  il Consiglio generale  ad eliminare, nel termine di 20 giorni dalla notifica della deliberazione (tempo scaduto? – ndr) , “le cause oggetto di contestazione, così come esposte e ricondotte negli atti e nelle relazioni dell’Organo di Revisione contabile dello stesso Ente”, pena lo scioglimento. A leggerle le cause e le contestazioni si rimane allibiti per la vastità dei problemi e del perché si sono generati.  Diamo alcuni brani della relazione dei revisori dei Conti: “… l’assoluta mancanza di equilibrio tra ricavi e costi di gestione anche in relazione alla elevata componente di costi fissi costituiti dal personale e dagli altri costi di gestione della struttura, le ripetute perdite operative, l’insufficienza del capitale circolante, flussi di cassa negativi dell’attività operativa, eccessivo volume di debiti ed incapacità di rimborsarli, fanno presumere al Collegio che non vi siano i presupposti per la continuità aziendale”. Oltre ad esprimere un giudizio negativo sul bilancio,  il Collegio ha invitato  gli amministratori, ma soprattutto la Regione Molise che sui Consorzi esercita il controllo,  “a predisporre con somma urgenza un analisi dei centri di costo dei diversi servizi erogati, una revisione delle tariffe applicate ed un dettagliato piano strategico per il risanamento economico e finanziario dell’Ente da condividere con tutti i soci e i competenti organi regionali, tenuto conto che il patrimonio netto a causa delle ingenti perdite maturate nei vari anni è inferiore al fondo di dotazione iniziale, ad adottare i provvedimenti previsti dallo statuto e dalla normativa vigente”. Il consorzio, insomma esiste sulla carta, ma è praticamente finito. Le cause del suo progressivo decadimento sono note da diversi anni ma, a conferma che la Regione Molise usa il discernimento in modo capriccioso, bizzarro e bizzoso, è stato lasciato impunemente  scorrere il tempo e il danno. Il Consorzio per lo sviluppo industriale Campobasso – Boiano è riassumibile in una vergogna politica, amministrativa e gestionale. L’Avvocatura regionale chiamata a dare un giudizio oltre quello del collegio dei revisori dei Conti, ha calcato la mano e rincarato la dose: lo scioglimento dell’ente consortile.  In fatti, il perdurante stato di crisi strutturale del Consorzio determinerebbe l’applicabilità dell’articolo  14, comma 2  dello Statuto: cioè lo scioglimento.  Conclusione che a parere dell’Avvocatura sembra ulteriormente avvalorata anche dalla modalità di funzionamento degli organi consortili che “suscita notevoli perplessità in ordine alla legittimità della costituzione e/o permanenza in carica, nonché della convocazione e validità delle deliberazioni consortili, sia sotto il profilo del quorum strutturale che del quorum funzionale richiesti a tal fine dallo Statuto”. Un disastro. Però tenuto in piedi nonostante le relazioni, i richiami, gli avvisi e le crisi di cui è stato reiteratamente oggetto. La Regione di Frattura aveva annunciato una legge di riforma dei Consorzi e su questa ipotesi ha speculato parecchio sulla sua presunta carica innovativa e razionalizzatrice delle distorsioni organizzative e gestionali lasciate da chi il governo Frattura lo ha preceduto. Parole, parole e parole, che ancora oggi sono la cifra rinvenibile agli occhi e alle orecchie dei molisani che non hanno ceduto alla fascinazione del renzismo/fratturiano e hanno presenti gli  appuntamenti cui è venuto clamorosamente meno il presidente: la Sanità, l’Industria, il Turismo, il Trasporto, la Viabilità, il Commercio; a mala pena si salva l’Agricoltura avendo l’assessore Facciolla provveduto a dotarsi di un Piano di sviluppo . Il Consorzio di Boiano è sulla soglia dello scioglimento; quello di Isernia/Venafro staziona in regime commissariale, e quello di Termoli va a ruota libera, con possibile botto finale. La legge di riforma è rimasta nella mente del presidente e della giunta regionali. Come tante altre riforme annunciate e mancate.

Dardo

 

 

 

 

 

Di Dardo

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