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Il Consiglio di Stato ha salvato Bagnoli del Trigno dalle pale eoliche. La sentenza è un ceffone alla Regione Molise che le aveva autorizzate

Applausi al Comune di Bagnoli del Trigno per essersi opposto alla installazione di pale eoliche  sul territorio, in luoghi  di particolare pregio paesaggistico; applausi anche al ministero dei Beni culturali per il parere negativo a sua volta espresso sull’impianto. Tutt’altro che applausi ma fischi (seppure metaforici), alla Regione Molise che quella installazione eolica l’aveva autorizzata e che il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), con l’intervento dei magistrati Antonino Anastasi presidente, Oberdan Forlenza consigliere, Luigi Massimiliano Tarantino consigliere estensore, Leonardo Spagnoletti consigliere e Giuseppe Castiglia consigliere, pronunciandosi definitivamente sugli appelli della ditta installatrice e della Regione Molise, quella autorizzazione tanto contrastata e controversa, l’ha resa nulla. Capitolo chiuso dunque a Bagnoli del Trigno, amministrazione che può fregiarsi del merito di aver difeso il territorio, le sue bellezze naturali, il paesaggio e l’ambiente dalla installazione di impianti eolici che ne avrebbero deturpato il profilo originario. Salvo dunque un territorio che va annoverato tra i più interessanti del Molise centrale. A differenza di Frosolone, dove le pale eoliche campeggiano  in tutta la loro Potenza ed arroganza, su un territorio altrettanto interessante ma decisamente alterato dalla presenza degli impianti che obbediscono al vento. La sentenza del Consiglio di Stato apre un varco decisamente ottimistico alle amministrazioni che hanno la sensibilità e l’autorevolezza per opporsi all’invasione dell’eolico, che i dati statistici danno per aver superato di tanto, ma di tanto, il fabbisogno energetico proveniente da fonti alternative. Il Molise s’è prestato con totale rilassatezza istituzionale a quell’invasione, diventando, in percentuale, il territorio più eoliticizzato d’Italia. In questa situazione di chiaro sfruttamento e di speculazione, col sospetto che dietro alla proliferazione delle pale eoliche si celi il tornaconto della mafia, il convitato di pietra è la Regione, l’ente territoriale per eccellenza, l’organismo legislativo, il facitore di regole e programmi che per destinazione dovrebbe avvalersi delle sue prerogative per rendere il territorio sempre più protetto dalle speculazioni e dalle aggressioni esterne e sempre più valorizzato. Ancora una volta in questi ultimi cinque anni, la classe dirigente che si era annunciata innovatrice, trasparente, competente e decisionista, viene sconfessata nella sua presunzione e bastonata sotto il profilo della legittimità e della legalità degli atti che produce ed emana. Nella sentenza del Consiglio gli errori di valutazione e procedurali degli amministratori e delle strutture regionali che hanno avuto titolo e responsabilità nell’autorizzare le pale eoliche a Bagnoli del Trigno contro  il parere e la volontà di quella amministrazione e del ministero dei Beni ambientali e culturali, sono posti impietosamente in risalto. Nella sentenza si leggono  chiaramente l’addebito e la dimostrazione di come l’atteggiamento istituzionale favorevole alla installazione di altre pale eoliche sul suolo molisano, ancorché di pregevole essenza ambientale, sia stato inadeguato oltre che inopportuno. Ennesima sentenza di condanna dunque da parte degli Organi di controllo, dei Tribunali e del Consiglio di Stato a carico degli amministratori di Palazzo Vitale. Non sarà certo l’ultima fintanto il Molise avrà la (s)ventura di essere amministrato e gestito con leggerezza e scarsa competenza. Della decisione del Consiglio di Stato, il consigliere regionale di Sinistra Italiana Molise, Michele Petraroia, ne ha fatto un caso politico. Con un gesto plateale ma significativo, dichiarandosi particolarmente contento della sentenza del Consiglio di Stato, ha ritirato l’interpellanza in cui poneva la Regione di fronte alle sue responsabilità sul caso di Bagnoli del Trigno, ed anche la proposta di un’indagine conoscitiva da farsi all’interno della Commissione regionale all’Ambiente. Ma la faccenda, per Petraroia non è chiusa. Infatti s’è reso promotore della richiesta alla presidenza della giunta di una verifica amministrativa interna volta ad accertare i motivi per cui la Regione Molise non s’è costituita in giudizio a sostegno del Comune di Bagnoli del Trigno, e le motivazioni per le quali non è  stata data risposta, in 15 mesi, all’interpellanza del 19 ottobre 2016 incentrata sulla vicenda. Inoltre, vuol sapere su quali basi giuridiche sono stati adottati gli atti ritenuti nulli dal Consiglio di Stato con una posizione che ha isolato il Comune di Bagnoli del Trigno nella impugnativa a tutela del territorio e dell’ambiente, e le ragioni che hanno indotto la Commissione Ambiente regionale a non procedere nell’indagine conoscitiva richiesta ai sensi delle vigenti normative statutarie e regolamentari, nonostante la disponibilità della documentazione utile alla discussione.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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