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Consiglio regionale: la storia si ripete, molte chiacchiere e pochissimi fatti

Consiglio regionale il 19 ottobre, all’insegna della vivacità dialettica, e solo quella, ché di problemi economici, programmatici, occupazionali, di sviluppo, nemmeno l’ombra. C’è di tutto, anzi di più nei 19 punti all’ordine del giorno, tranne ciò che davvero si aspettano gli operatori economici, il mondo del lavoro, i lavoratori e chi cerca il lavoro. C’è di tutto, dalle minuzie e facezie amministrative (la riattivazione dell’orario  settimanale il lunedì e il venerdì dello sportello Inps di Agnone) alle questione di un certo rilievo quali i poli scolastici, l’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale,  gli interventi urgenti sulla fondo valle Tappino in agro di Pietracatella, la nomina di 2 consiglieri d’amministrazione in Molise Acque, la nomina del collegio dei revisori dei conti all’Arsap. Il tutto frammisto a una serie di ordini del giorno che vanno a toccare la soppressione di ulteriori unità operative dell’Enel nel Molise e ulteriori  agevolazioni tariffarie agli utenti terremotati. Motivo per cui,  ammesso che  vengano affrontati tutti i punti all’ordine del giorno, si  passerebbe attraverso una serie di situazioni molto diverse tra loro e con diverso grado d’interesse politico per la maggioranza e per l’opposizione. Sono opposizione e, soprattutto la fanno, i consiglieri del gruppo del Movimento 5 Stelle, mentre il residuato politico del Pd (Facciolla e Fanelli) si muove e si esprime  a pendolo: spesso a favore, qualche volta contro. Nella fase in cui la politica molisana e il futuro del Molise parevano dovessero dipendere dalla nomina di Toma a commissario ad acta per la Sanità (non c’è stato gruppo consiliare, con l’eccezione dei 5 Stelle,  che non si sia sentito in dovere di sentirsi e mostrarsi parte in causa), l’ex assessore all’agricoltura nella giunta di centrosinistra a guida Paolo di Laura Frattura, Vittorino Facciolla, dichiarandosi in linea con la maggioranza, ha dato fondo alla più smaccata e irritante dimostrazione della strumentalità di quella carica finalizzata al mantenimento delle scelte programmatiche e organizzative fatte da Frattura  commissario ad acta per la sanità, da mettere in imbarazzo lo stesso Toma (che molti credono e valutano sia una protesi politica di Frattura), e in allarme il ministero della sanità e il Governo nazionale, alimentando il sospetto che nel Molise, con la sanità si facciano affari economici e accordi  politici tutt’altro che trasparenti. Questa –  va da sé – è una interpretazione fin troppo celebrativa  per Toma e per il Molise che a Roma sanno e considerano una realtà marginale, mentre  a Palazzo Vitale e a Palazzo D’Aimmo si propende per una  valutazione di segno opposto (la storia popolare racconta che il pidocchio finito nel sacco della farina si sia sentito mulinaio). La verità è che la decisione del governo di Roma di dichiarare l’incompatibilità del ruolo di commissario ad acta per la sanità con quello di presidente della giunta regionale, solo per caso ha riguardato Toma e il Molise. L’obiettivo vero (politico, oltre che funzionale) erano , e sono, Vincenzo De Luca in Campania e Nicola Zingaretti nel Lazio.  Togliere a costoro la possibilità di strumentalizzare le risorse finanziarie destinate alla salute, obbligandoli a non distrarsi dalla gestione e dalla programmazione regionali, è stato il vero motivo per cui, considerando lo stravolgimento dell’apparato sanitario pubblico in favore dell’apparato sanitario privato fatto in Campania, nel Lazio e nel Molise, è venuto facile  decidere di recidere il cordone ombelicale che lega  il commissario ad acta al presidente della giunta. Non reggeva da nessuna parte che gli autori del disastro sanitario fossero chiamati a sanarlo. Per dirla con Leonardo Sciascia: “A ciascuno il suo!”

Dardo

 

 

 

Di admin

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2 commenti

  1. Guardando la cosa da un punto di vista puramente economico per il Molise non è affatto conveniente dover pagare altri due lauti stipendi invece di “utilizzare ” chi già c’è. Secondo me, il governo non dovrebbe fare scelte che si traducono in sprechi, qualunque sia la motivazione sottesa e non detta di tali sprechi da far pagare ai cittadini che non c ‘entrano niente con le beghe politiche di governo e opposizione.È così che si comporterebbe “il buon padre di famiglia” ? I governi si giudicano dai fatti…..

    • Ecco, appunto: di fatti, nel caso del governo Toma, non ce ne sono neanche se si prendesse la lanterna di Diogene. Non c’erano prima del suo avvento, non ci sono tuttora, non ci sono mai stati.
      Mi dite, quindi, che senso ha parlare ancora della regione Molise e quale sarebbe l’onta se si creasse la macroregione??

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