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Se il confronto politico scende ai bassifondi della dialettica

Il peggio della politica tradotto in volgare, non la lingua, che sarebbe una sciccheria, ma in “chi sei tu” e “chi sono io”. Lo abbiamo letto nel gioco di rimando su Facebook, in ore notturne, magari con qualche difficoltà digestiva, tra l’onorevole del Pd, Danilo Leva, e l’assessore regionale all’Agricoltura, vice presidente della giunta e già sindaco di S. Martino in Pensilis, Vittorino Facciolla, notoriamente addestrato alla conquista e al mantenimento del potere da Gianfranco Vitagliano, che alla storia politica del Molise, assessore regionale al Bilancio e alle Finanze con Michele Iorio,  non è dato azzardare con quali attributi sarà ricordato. La vulgata popolare lo ha annoverato tra i rottami non riciclabili, ma le vulgate popolari non fanno testo. Comunque, per decifrare i termini offensivi e canzonatori con cui Leva e Faciolla si sono opposti, non è necessaria l’anamnesi storica. Però,  grazie all’uso e all’abuso che ne hanno fatto, nonostante li condanni ai bassifondi della dialettica e li confini nel recinto del pecoreccio, sono emersi fatti e misfatti, comportamenti personali, furbizie, inganni politici mai tanto apertamente estraibili da un confronto tra chi siede in parlamento e chi è al governo del Molise. Quando ciò accade, salgono prepotenti alla memoria il garbo di Sedati, l’incisività di La Penna, la razionalità di D’Aimmo, l’esplosività intellettuale di Nicola Di Lisa, la leggiadria verbale di Sammartino, il pragmatismo di Vecchiarelli, prima che a questa classe politica seguisse il diluvio della improbabilità. Nel campo regionale non di meno salgono alla memoria la figura di D’Aimmo, la signorilità di Veneziale, l’energia contagiosa di Fernando Frattura, il lessico forbito di Paolo Nuvoli, la intelligenza tagliente di Giovanni Di Giandomenico, la pacatezza di Natalino Paone prima che anche a quel livello istituzionale si aprissero le scaturigini della mediocrità, viziata dall’arrivismo. Ci si lambicca il cervello per venire a capo del perché il Molise sia sceso tanto in basso. Diamine ! La classe politica/ amministrativa arrotolata nella precarietà esistenziale, è assorbita dall’egocentrismo che le impedisce di cercare per sé e per la propria funzione un termine di paragone. Mancando il quale, le lascia credere

di essere all’altezza del compito e dei tempi.   Mancando anche

all’opinione pubblica un modello intellegibile di qualità, accade che i parlamentari e i regionali li ritenga uomini di rango. Ma basta un niente, nell’era dei social e delle pulsioni istintive, per svelarli uomini qualunque, propensi all’insulto (inconsulto?), abusivi delle istituzioni, propagandatori di faziosità. Facciolla accusa Leva di fellonia nel Pd; Leva accusa Facciolla di opportunismo, soprattutto dove egli si contrabbanda di essere coerente nel Pd (“Nei partiti – gli ricorda Leva – ci si sta tutti i giorni e non solo alle elezioni.

Poi magari di un partito di sinistra uno ogni tanto attua pure il programma o il manifesto dei valori, tipo quando si discute di una nomina all’Ept di Termoli, uno di sinistra o del Pd non nomina Di Giandomenico ma magari ci mette uno che ha la sua stessa storia. Poi a Molise cultura sempre uno di sinistra non ci mette mica Sandro Arco, ex assessore di Michele Iorio, ci mette sempre uno della sua stessa storia. Poi uno di sinistra magari difende la sanità pubblica e infatti la tua voce in merito si è fatta molto sentire. Poi volendo parliamo dell’Arsiam oppure degli scuolabus che serviranno al Molise per crescere e volare su Marte, per non parlare che uno di sinistra ogni tanto prova a difendere il lavoro, e qui l’elenco è lungo ,anzi infinito. Poi scusa ma a S. Martino, paese di mia moglie e quindi che io conosco abbastanza, alle regionali sommando i voti della tua lista 1600 con quelli del Pd 500 siamo a 2100. Siccome alle politiche il Pd di cui ero capolista ha preso poco più di mille voti e i 5 stelle 980 deduco che tutta questa fedeltà non si è manifestata. Ma sarà ovviamente solo una mia impressione»). Facciolla a Leva: «Danilo, tu non hai amministrato in maggioranza neppure un condominio. Io sono stato 6 anni sindaco. Con la mia amministrazione, così come oggi, il ticket della mensa era il più basso del Molise, il trasporto scolastico era gratuito, il centro per soggetti svantaggiati era gratuito ed aperto 3 giorni a settimana, v’era l’unico taxi sociale della regione, la tassazione era tra le più basse del Molise, servizi educativi domiciliari e assistenza agli anziani decuplicata…va a dormire che è meglio!!! Ed aggiungo, il giudizio lo hanno espresso gli elettori e lo esprimeranno, di nuovo, la prossima volta, magari per il rinnovo della camera dei deputati, magari nel Pd”).  Leva a Facciolla: « Quando le Iene hanno mandato in onda una serie di servizi la figura di merda è stata di un’intera ragione. Quando si fanno alcune assunzioni all’Arsiam le figura di merda è di tutti. E io ancora ho capito perché devo fare figuracce per te. Il problema è uno stile di governo che non traspare dalle volgarità che usi e poi sappi che leggo e studio e quando parlo non lo faccio mai a caso…..quando vuoi ci possiamo confrontare in pubblico anche a S. Martino». Facciolla a Leva. «Sei patetico! Il tuo argomento sono Le Iene e Vitagliano. Con te non mi confronto semplicemente perché non ti riconosco la dignità di interlocutore, tu non sai quasi nulla di quello che dici. Parli di agricoltura, di default in assoluta libertà (solo per utilizzare un eufemismo). Stai sereno, il giudizio dell’elettore e’ vicino per tutti…e l’elettore ha sempre ragione! Stai sereno (copyright Matteo Renzi – ndr) , Danilo».  E ci fermiamo qui. Per carità di Patria.

 

 

 

 

 

Dardo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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