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Commercio, rischio desertificazione

I politici ed i governanti non si rendono minimamente conto della paurosa crisi che sta attanagliando le imprese molte delle quali sono costrette alla pura, difficile, sopravvivenza.  E l’addio ai piccoli negozi significa l’addio anche ai servizi. L’erosione delle attività nei piccoli centri diventa inarrestabile. Tra 2015 e 2016 si sono persi servizi postali e bancari, negozi di vicinato, macellerie, piccoli supermercati, con una desertificazione che tocca soprattutto i piccoli comuni, ma anche i centri storici di Campobasso e Isernia.  Ed in questa drammatica situazione prosegue imperterrita l’azione di taluni Amministratori locali che, nonostante la crisi del commercio, nonostante le difficoltà delle imprese, nonostante la chiusura di aziende storiche nonostante le pesanti ripercussioni sulla vita dei nostri centri storici, continuano imperterriti a dosare Ici, Tosap, Tarsu e Imposta pubblicità. Per rivitalizzare i centro storici e i piccoli centri interni è sì una questione di ripristino urbanistico (eliminare ad esempio le brutture edilizie di questi ultimi decenni; togliere il “grigio” che caratterizza piazze, strade, periferie continue… ), ma è anche “ritornare ai piccoli negozi, alle botteghe”. Occorrono, perciò, incentivi e per questo una nuova legge regionale in materia. Se le attività non resteranno sul territorio il territorio non sarà appetibile perchè tutto sarà scaduto nell’omologazione. E, allora, perchè un tizio dovrebbe venire in un qualsiasi centro se commercialmente e artigianalmente non c’è più nulla? Non è possibile che queste aree diventino il fanalino di coda delle priorità legate allo sviluppo per evitare che la zona interna non divenga, nel prossimo futuro uno scenario costituito da rocce, boschi e paesi fantasma. Ogni serranda che chiude definitivamente è un pezzo di vita comunitaria di un luogo che finisce.

Di Giuseppe Saluppo

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