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I comitati popolari in difesa del territorio dall’assalto delle pale eoliche non vanno lasciati soli

Ha qualcosa di epico (e non è una esagerazione)  il tentativo delle popolazioni del Sannio beneventano e molisano di opporsi all’invasione di decine e decine di torri eoliche sul crinale del Matese, alcune a ridosso dell’area archeologica di Saepinum, e sulla Vallata del Tammaro. Una coraggiosa presa di posizione che dimostra come  sia ancora una partita da giocare quella che da alcuni anni si trascina in quel territorio che per le sue caratteristiche ambientali si presta particolarmente a soddisfare gli interessi economici e speculativi dei “padroni del vento”: gente senza scrupoli, che non indugia un minuto a riflettere sui valori paesaggistici storici economici e  culturali di dove vanno a impiantare le torri e a distruggere lo sky-line e le economie locali che, povere quanto lo possono essere le economie della aree interne del beneventano e del Molise meridionale, hanno una loro storia, una loro tradizione e un loro valore socio/culturale di identificazione.  Ai “padroni del vento” le istituzioni locali, soprattutto le Regioni e i Comuni, si prestano con eccessiva disponibilità ad assecondare le loro richieste. Un atteggiamento che spesso si traduce in procedure che se non sono scopertamente illegittime, certo presentano aspetti e lati criticabili, se non addirittura omissivi nei confronti dei protocolli, delle conferenze di servizio e delle autorizzazioni. Nel caso che diciamo, si deve alla caparbietà dei comitati popolari locali costituiti da agricoltori, allevatori, operatori turistici, artigiani, associazioni culturali, esperti e tutori del territorio, in cui si rintracciano significative presenze molisane (quella più marcata ed evidente è data dal consigliere regionale di sinistra Michele Petraroia) ad opporsi, se ancora il misfatto di decine di pale eoliche non s’è compiuto e, come si spera, non si compia. Evento che galleggia in attesa di conoscere gli esiti delle inchieste della magistratura che sono state avviate e, pur sapendo dei tempi lunghi della giustizia, potrebbero giocare a favore di coloro che resistono alle pressioni (si sussurrano a bassa voce anche minacce) degli speculatori che – è cosa nota – in genere non vanno per il sottile nella determinazione di raggiungere i loro scopi. La magistratura, dicevamo. Già s’è fatta sentire  imponendo la sospensione dei lavori di scasso del terreno dove le prime torri eoliche sono state autorizzate  dalla Regione Campania, particolarmente solerte nel concedere e particolarmente astenica e distratta nel raccogliere  e nel prendere in esame i motivi proposti da coloro che ritengono che le procedure adottate non  sono esenti da critiche e da sospetti. Anche la Regione Molise, non si capisce se per dabbenaggine delle proprie strutture tecniche e amministrative o per carenza di volontà politica oppure per compiacenza istituzionale verso la Campania, in questa faccenda si porta dietro un cumulo di critiche e di sollecitazioni inevase che riguardano il mancato diritto/dovere di pretendere di essere invitata e di prendere parte alle riunioni di servizio in cui, come diciamo, non ha preso parte, e nel corso delle quali sono state concesse pale eoliche a ridosso del sito archeologico di Saepinum. Questa Regione Molise così scopertamente deficitaria di autorevolezza e così apertamente cedevole  agli interessi dei gruppi di potere (il suolo molisano è martoriato di pale eoliche e di pannelli solari su terreni un tempo produttivi, di cave estrattive e discariche a cielo aperto e di trivellazioni petrolifere) fortunatamente sta per chiudere i battenti; sta per cedere il passo (si spera) ad una nuova classe politica e dirigente che si vuole credere  prenda la briga di valutare le omissioni, le cessioni, i favori, gli abbuoni e le compiacenze che sono stati dispensati, incuranti degli effetti negativi che tutto ciò procurava alla economia locale, alla qualità della vita, alle aspettative soprattutto dei giovani. Nella Valle del Tammaro tra Campania e Molise e nel Parco del Matese, le popolazioni del Sannio si sono unite in una rete di comitati e lottano strenuamente in difesa delle proprie case, della salute, della sicurezza e delle proprie attività produttive inconciliabili coi mostri dell’eolico. Un esempio a portata di mano. Un invito alla stampa ad essere solerte nel tenere il passo degli eventi e ad approfondire i motivi del perché tanta cedevolezza delle Regioni e dei Comuni alle istanze di nuovi impianti eolici in soprannumero, e una ragionata fiducia nella magistratura perché arrivi fino in fondo a scoprire dove sono, quali sono, con chi vengono condivisi gli interessi economici e speculativi  dei “signori del vento”.  Non dovrebbe essere difficile per nessuno schierarsi dalla parte di chi difende le sorgenti d’acqua del Matese, il regio tratturo Pescasseroli-Candela, il sito storico di Saepinum-Altilia, gli insediamenti pedemontani, il parco geopaleontologico di Pietraroja, il diritto a salvaguardare la sicurezza sanitaria e a tutelare il valore dei fabbricati, dei terreni e delle attività imprenditoriali locali. Lo scontro è impari, dicevamo,  visto che la Regione Campania procede a testa bassa sull’eolico, e la Regione Molise sulla questione  “non vede, non sente e non parla”, malgrado decine di diffide articolate, di trasmissioni radiotelevisive, di sentenze del Tar e di solleciti di varia natura. L’auspicio è che le inchieste della magistratura riescano a squarciare il velo omertoso che da un ventennio avvolge tutto ciò che ruota intorno agli investimenti sull’eolico lungo la dorsale appenninica e di un Sud sempre più umiliato da potentati economici e speculativi privi di scrupoli, e da istituzioni distratte.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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