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Colpo di scena, Toma vs Frattura: “Recuperare i ritardi accumulati nella programmazione e nella spesa delle risorse comunitarie da chi ci ha preceduti alla guida del Molise”

Dal sempre più accorto ufficio stampa della presidenza della giunta regionale sulla visita al Molise del ministro Barbara Lezzi che si occupa dello sviluppo economico e sociale del Meridione d’Italia, s’è potuto leggere un comunicazione, come si dice in gergo giornalistico, redatta “in punta di penna”. In punta di penna, è un’espressione per indicare una comunicazione particolarmente curata e spesso usata per edulcorare fatti e situazioni. Con la Lezzi il presidente del Molise Donato Toma ha svolto una minuziosa ricognizione sulla programmazione  e sulla utilizzazione delle risorse comunitarie  (fondi europei), come espressamente richiesto dal ministro per redigere, a sua volta, un quadro complessivo  della capacità di spesa delle Regioni meridionali destinatarie di cospicui fondi europei.  Il quadro che ne sta uscendo su scala nazionale indica uno stato di fatto allarmante. Le Regioni hanno centinaia  di milioni di euro, progetti e programmi inutilizzati e la povertà, la disoccupazione, le disuguaglianze aumentano. Il Molise è in questo contesto poco rassicurante e raccomandabile, e condivide la colpa (e la vergogna) di mantenere in stand/by  milioni e milioni di euro che gli vengono dal Programma Operativo Regionale Fesr e Fse 2014-2020, che la Commissione Europea ha approvato il 14 luglio 2015, cui vanno aggiunti quelli relativi al Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (Feasr), finalizzato alla promozione dello sviluppo rurale attraverso il miglioramento della competitività dei settori agricolo e forestale, il miglioramento dell’ambiente e del paesaggio rurale e il miglioramento della qualità di vita e la diversificazione dell’economia rurale. Il Fondo Fesr è destinato ad accrescere la competitività, grazie al quale la Regione può investire nelle piccole, medie e grandi imprese per la creazione di posti di lavoro sostenibili;  nel campo della ricerca, innovazione, telecomunicazioni, ambiente, energia e trasporti. Il Fondo Sociale Europeo (Fse) è finalizzato a migliorare le condizioni di occupazione ed impiego, favorendo un alto livello di occupazione e nuovi e migliori posti di lavoro potendo, la Regione, contare su sistemi di formazione continua, che sostengono l’adattabilità dei lavoratori; sul potenziamento dei servizi per l’impiego che promuovono in particolare l’occupabilità di giovani, immigrati, lavoratori autonomi e donne; su percorsi personalizzati di formazione e orientamento per favorire l’inserimento lavorativo delle fasce svantaggiate e su interventi che garantiscono la qualità dell’offerta formative. Inoltre, le misure comunitarie a favore del settore agricolo, agroalimentare e forestale sono attuate attraverso il Programma di Sviluppo Rurale (Psr) per promuovere il trasferimento di conoscenze e l’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali; per potenziare la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme e la redditività delle aziende agricole; per incentivare l’organizzazione della filiera agroalimentare e la gestione dei rischi nel settore agricolo; per preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi dipendenti dall’agricoltura e dalle foreste; per incoraggiare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale; e per promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali. Questo è l’insieme consistente delle risorse disponibili e questi sono gli obiettivi nei vari settori d’intervento. All’occhio profano del cittadino molisano rimane evidente l’evanescenza e l’inconcludenza della Regione nel governare le risorse e nel mettere in atto le strategie di crescita; all’occhio del ministro altrettanto, anche se la diplomazia istituzionale si riserva toni e linguaggi meno trancianti. Dal comunicato della presidenza regionale risulta che il confronto con il ministro Lezzi è servito a spiegare la posizione dell’attuale governo regionale in ordine allo stato di attuazione dei Fondi europei e la gran mole di lavoro (Sic! –ndr) che la presidenza, la giunta e le strutture tecniche dell’Ente avrebbero posto in essere in pochi mesi per recuperare i ritardi accumulati nella programmazione e nella spesa delle risorse comunitarie da chi li ha preceduti alla guida della Regione Molise. Per Toma si tratta di “una grave situazione di impasse ereditata”. Fuori dal lessico istituzionale, il ministro Lezzi ha preso atto che il Molise è tra le Regioni “incapaci” e rischia grosso di perdere i finanziamenti se non muove le acque entro la fine dell’anno. Pertanto la realtà può essere definita drammatica, su cui però i fari della cronaca sono spenti e la politica è in vacanza. Altra cosa non digeribile  è che Toma, a dispetto dell’autocelebrazione (ha parlato della gran mole di lavoro che lui, la Giunta e le strutture tecniche dell’Ente avrebbero posto in essere), finora non ha mosso un dito per rimediare al danno “ereditato” e, soprattutto, ha confermato  affianco a sé e ai vertici dei dipartimenti di maggiore spessore gestionale gli stessi dirigenti (Mogavero e Pillarella) che ha tenuto affianco a sé il già presidente Frattura, col risultato che i molisani hanno potuto finalmente conoscere. La visita del ministro, diciamolo, ha storicizzato la inadeguatezza della classe politica molisana.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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