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Ciocca: “Sui precari facile prendere carta e penna”

di Salvatore Ciocca

“Precari” della ricostruzione: facile prendere carta e penna, facilissimo trovare – a tavolino – soluzioni buone ma solo per farsi campagna elettorale gratuita, sventolando ideali e principi purtroppo in conflitto con la realtà vera dei fatti.
Alla deputata Pd, alle prese con la mozione Renzi, suggerisco di verificare intanto sul sito dell’Arps a che punto è il concorso per titoli e quali sono i requisiti richiesti per la partecipazione: scoprirà, con somma sorpresa, che la selezione è alle fasi finali e che hanno potuto partecipare tutti i “precari” che oggi le sono così a cuore. Guarda caso a poco più di un mese dalle Primarie che sceglieranno il segretario del Pd e che, di fatto, avranno ricadute anche sul suo personalissimo curriculum politico. Tra l’altro potrebbe magari dare uno sguardo alla legge nazionale di riordino della Protezione civile, pubblicata in Gazzetta e che andrà in vigore dal prossimo 4 aprile, per verificare che – purtroppo – di risorse professionali non si parla.  Ma naturalmente è più remunerativo, sotto il profilo politico sia chiaro, difendere a spada tratta una situazione che noi per primi, contrariamente a quanto asserisce, abbiamo provato a risolvere. Il tempo del “pour parler” è finito da un pezzo ma evidentemente, sulla costa, questa novità ancora non è arrivata.
La deputata sa che non esiste più l’Arpc? Sa che esiste l’agenzia (di scopo) per la ricostruzione post sisma che “chiuderà” i battenti alla fine del 2018?  Ai “precari” credo che vada solo suggerito di verificare con più attenzione quanto ho inteso esprimere: chi partecipò e vinse il concorsone, tutti validi professionisti meritevoli di attenzione, sapeva di essere “a tempo” fin dalla firma del contratto. Nessuno studio – all’epoca della nascita dell’Arpc e del successivo concorso – ha quantificato la necessità di personale e quindi quella dotazione organica. Anche per questo motivo è in corso un processo penale. Questo è un fatto ormai noto, e dovrebbe esserlo anche a chi invia comunicati stampa senza firmarsi e mistificando quello che io ho invece sostenuto.
E’ un fatto incontrovertibile che dei 6 milioni di euro stanziati – all’interno della somma appostata dalla delibera Cipe, – per il personale, ben 4 siano stati utilizzati solo nel primo anno. Quei 6 milioni sarebbero dovuti servire per le legittime spettanze fino al 2018, data fissata per la conclusione della ricostruzione. Ed è altresì un fatto certificato che nel 2013 abbiamo trovato la ricostruzione ferma al 32%: undici anni dopo il terremoto. Non mi sono mai sottratto a confronti, incontri, polemiche, accuse: valutare l’intera vicenda in maniera realistica è un obbligo morale. Ma non tutti la pensano, evidentemente, così.

Di Giuseppe Saluppo

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