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Ciocca: “Protezione civile, le strumentalizzazioni di Cgil e centrodestra”

“Di paradossale e anormale, nella vicenda degli ex contrattualizzati dall’Arpc (che non esiste più da 2 anni), c’è solo, e me ne dispiace sinceramente, la strumentalizzazione che distorce i fatti e crea false verità che, a loro volta, generano aspettative al momento impossibili da tradurre in azioni concrete”. Ad intervenire nel dibattito sui precari della Protezione Civile mandati a casa l’anno scorso alla scadenza del contratto è il consigliere regionale con delega alla Protezione Civile Salvatore Ciocca. “False aspettative già messe in campo qualche mese prima delle elezioni regionali del 2013 e divenute poi “esercizio di potere” grazie a quel concorsone oggetto prima di una indagine e attualmente di un processo penale per le modalità con le quali fu svolto e per la dotazione di personale eccessivamente “allargata” per i bisogni e per i fondi a disposizione (visto che dei 6 milioni di euro che sarebbero dovuti servire fino al 2018, oltre 4 furono “bruciati” in un solo anno!): quei contratti portavano già scritta la parola fine e gli oltre 200 professionisti che avrebbero dovuto lavorare alla ricostruzione post sisma lo sapevano bene. Un carrozzone che, in un solo anno, è riuscito a fare ben poco se non a spendere l’80 per cento della dotazione economica totale: era questo il fiore all’occhiello della nostra regione, l’ormai “archiviata” (ma non in Tribunale) Agenzia regionale di Protezione Civile, purtroppo specchietto per le allodole per tanti professionisti. Puntuale sulla tabella di marcia, quindi, è tornato di attualità il tema dei “precari” dell’Arpc che, comunque, hanno potuto misurare la propria professionalità e le proprie qualifiche partecipando al nuovo e regolare bando dell’Agenzia per la ricostruzione post sisma, commisurato, questo sì, alle esigenze reali di personale e alla dotazione finanziaria indispensabile per poter pagare le spettanze dovute, come è giusto e normale che sia e come un sindacato dei lavoratori, storico e importante, dovrebbe ben sapere. La Cgil, però, continua a prestarsi a questo gioco al massacro facendo finta di non sapere che l’Arpc non esiste più e quindi è impossibile procedere ad una “riassunzione” del personale; che quegli accordi proposti in Prefettura non avrebbero potuto avere alcun corso sotto il profilo giuridico; che la dotazione economico finanziaria è indispensabile e senza di quella non si possono garantire i diritti dei lavoratori. Al coro di chi “parla” senza avere contezza dei fatti e delle motivazioni di tali fatti, particolare questo che accomuna molti sindacalisti, purtroppo, si aggiungono poi i colleghi del centrodestra, alcuni dei quali veri ispiratori dei contratti di lavoro a termine, gli stessi che non hanno battuto ciglio quando si spendevano più fondi del dovuto, quando il “tesoretto” per il personale veniva dilapidato al punto da lasciare poche briciole per arrivare alla conclusione del percorso della ricostruzione. Capisco che le elezioni regionali si avvicinano e forse per qualcuno si fa largo l’ipotesi di strumentalizzare ancora la ricostruzione e le professionalità da impegnare (almeno fino alla fine del 2018); comprendo bene che anche la Cgil deve mantenere i suoi tesserati, ma di paradossale e di anormale, in tutta questa vicenda che si trascina dal 2013, c’è solo questo: che si continui a giocare sulla pelle delle persone, facendo finta di averle a cuore”.

Di Giuseppe Saluppo

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