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Chi l’avrebbe mai detto. Molise: primatista di abusivismo edilizio

Diamine! Prima o poi un primato il Molise l’avrebbe dovuto ottenere. Difatti, l’ha ottenuto. Tra le venti regioni italiane è quella che vanta il maggior numero di casi di abusivismo edilizio. Tradotto: oltre il 70 per cento. Un primato che non ammette repliche né dubbi, ché repliche e dubbi vengono quando i primati  sono risicati. Il 70 per cento di abitazioni costruite senza rispettare le regole è un dato che al primato assegna il significato di una supremazia assoluta. Difatti, nelle altre 19 regioni italiane il dato statistico è molto, molto, al di sotto. Finanche in Campania, in Sicilia, in Calabria, in Puglia dove  la sussistenza in uno con la pubblica amministrazione della malavita organizzata (camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita), si dice, genera, altera, e condiziona molte attività, compresa quella edilizia e speculativa. Da noi ufficialmente la malavita organizzata non esiste. Ufficialmente. A leggere la notizia che ci indica come la regione in cui si costruisce fuori dalle regole e contro ogni concetto di buona e sana amministrazione, probabilmente invita a considerare che ufficiosamente, occultamente, sotto traccia, ben coperta, ben protetta e camuffata magari una forma non classificata e non classificabile di malavita possa esserci, che nel cemento  e nella speculazione edilizia abbia trovato e trovi il suo terreno di coltura. Che dire. C’è da rimanere allibiti di fronte alla dimostrazione che dietro la facciata di una società molisana passata e fatta passare per esemplare (non siamo violenti, non siamo prepotenti, non coltiviamo la sopraffazione né ci organizziamo per delinquere, siamo accomodanti, cortesi e gentili), s’è consumata e continua a consumarsi una delle peggiori manifestazioni di immoralità, di complicità e permissivismo: l’abusivismo edilizio. E’ un fenomeno deteriore che non nasce spontaneo. No. Ha bisogno di una combinazione di obiettivi (economici, finanziari e speculativi) e un concorso di uomini e di volontà che quegli obiettivi condividono e perseguono: uomini pubblici (amministratori), soggetti privati (imprese e singoli imprenditori), tecnici (comunali, provinciali, regionali) e liberi professionisti (geologi, ingegneri, architetti). Dalla combinazione scaturisce e prende forma la possibilità di costruire dove non sarebbe possibile o consigliabile costruire, con o senza autorizzazione a costruire, e laddove l’autorizzazione c’è, questa agisce da foglia di fico. Utilizzata a nascondere le malefatte, a innestare varianti, a produrre ricorsi ai tribunali amministrativi regionali, cioè a mettere in moto la macchina della burocrazia che macina gli anni e il tempo senza arrivare ad una conclusione. E se capita di essere prossima a una conclusione, nell’Italia del perdonismo arriva sempre, e provvidenziale, un condono. E in quel caso le case abusive per magia diventano legali, anche se costruite dove non sarebbe possibile o consigliabile costruire, o costruite al di fuori delle regole. Appunto: abusivamente. Il velo ormai è stato sollevato; l’Italia che piange morti e dispersi per le calamità naturali che si sono scatenate da Nord a Sud con estrema, inusitata, violenza, piegata su se stessa, impegnata a cercare le cause e le concause che si sono associate in questi eventi, sta alzando la testa per vedere ciò che non riusciva a vedere con chiarezza: le migliaia e migliaia di abitazioni abusive sul territorio e la circostanza in cui diventano bare di uomini, donne e bambini: Rigopiano in Abruzzo e Casteldaccia in Sicilia. Quella stessa Italia ora sa che nella ventesima regionale italiana l’abusivismo non è un’eccezione: ma quasi una regola (il 70 per cento). Né conosce se mai sia stata emessa un’ordinanza di demolizione, men che mai, se eseguita. Né sa che la Regione mantiene in vita un Piano, detto “Casa”, nato per essere provvisorio (su invito di Berlusconi presidente del governo, condonista),  diventato stabile, consente di aumentare i volumi. Anche delle miglia di case abusive. Possibile? Certo. Qualcuno si prenda la briga di contare il numero dei controlli effettuati e delle denunce presentate.  L’abusivismo edilizio è un fenomeno deteriore che non nasce spontaneo. No. Ha bisogno di una combinazione di obiettivi (economici, finanziari e speculativi) e un concorso di uomini e di volontà che quegli obiettivi tollerano che vengano raggiunti con ogni mezzo, non di rado omettendo di intervenire e di controllare: uomini pubblici (amministratori locali), soggetti privati (committenti, imprenditori), tecnici (comunali, provinciali, regionali) e liberi professionisti (geologi, ingegneri, architetti).

Dardo

Di admin

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