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Che bel mestiere il consigliere regionale!

I consiglieri regionali hanno di sé la certezza di valere qualcosa e di poter fare qualcosa solo quando sono chiamati a partecipare alle commissioni permanenti di cui fanno parte. E’ in quella sede che riescono a considerarsi operativi avendo di fronte l’esame e l’approvazione (o meno) di proposte di legge, modifiche di regolamenti e l’istituzione di nuove commissioni per lo più d’inchieste come quella per studiare e approfondire il fenomeno della criminalità organizzata nel Molise (piace un sacco indagare sulle vicissitudini altrui). Il che li chiama ad essere legislatori, la parte nobile della missione politica di cui sono temporaneamente titolari, e trovare una giustificazione ai diecimila euro al mese che si mettono in tasca. Diverso il loro stato d’animo e la considerazione del proprio ego quando sono chiamati alle sedute consiliari che si perpetuano ormai su uno standard di ordinaria amministrazione, con qualche parentesi di clientelismo, quando cioè hanno da distribuire cariche e incarichi che li metta in relazione con la realtà esterna. Nella seduta di venerdì 9 novembre devono nominare tre membri e individuare il presidente del Collegio dei revisori dei conti dell’Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo, rurale e della pesca (Arsarp); due membri del consiglio di amministrazione di Molise Acque, e due rappresentanti delle imprese boschive  nella Commissione tecnica forestale. Quindi, cercare di approvare la variante al regolamento edilizio e al Piano regolatore generale di Pescopennataro che pende irrisolto dalla precedente legislatura (per dire la tempestività!); variare l’articolo 24 dello Statuto regionale, ovvero il capoverso che recita: “Il Presidente e gli altri componenti dell’Ufficio di presidenza eletti nella prima seduta del Consiglio regionale restano in carica fino alla metà della legislatura e sono rieleggibili”: il presidente Micone ambisce restare sulla poltrona per 5 anni e la maggioranza vuole assecondarlo; esaminare ed eventualmente approvare le misure per il contenimento delle spese del Consiglio regionale (vogliano lavarsi l’anima). Nemmeno col lanternino di Diogene, però, è possibile trovare negli ordini del giorno un argomento che riguardi un progetto infrastrutturale, un investimento produttivo, una misura rivolta allo sviluppo economico e all’incremento dell’occupazione; neanche, per dire, la vicenda della Gam di Boiano, la crisi dell’Ittierre e quella dello Zuccherificio di Guglionesi. Niente di niente. Eppure ce ne sarebbero macerie da rimuovere lasciate dal presidente Paolo di Laura Frattura, complici gli attuali assessori Niro, Cotugno e Cavaliere nel corso del quinquennio trascorso nel centrosinistra prima di tornare al centrodestra. Buona regola è quella di non rimestare gli ammassi che male odorano, e loro rigidamente si attengono.  A proposito di odori, sono accurati cultori del detto “Pecunia non olet”, e da cultori ne salvaguardano, accreditandola, la veridicità!

Dardo

 

Di admin

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