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Centrodestra, il nome del candidato passa a Roma

Un’azienda agricola rimasta isolata per la chiusura di una strada provinciale. Una piccola attività produttiva che si è vista rubare le arnie. Due episodi nelle ultime ore. Solo la punta dell’abbandono del nostro territorio. Mentre continuano a calare le serrande delle piccole attività. Siamo bravissimi a farci male da soli. A sprecare luoghi, bellezze, identità, e anche opportunità economiche e posti di lavoro: tutto insieme, in un unico sperpero. Come nel caso dei piccoli negozi al dettaglio, specie nei centri storici, e delle botteghe, che un tempo rappresentavano la cifra dei nostri centri, condizionandone perfino i nomi delle strade. Grazie all’assenza di una legge regionale di riferimento per il commercio e per le piccole attività. Grazie all’incapacità e all’incompetenza di molti, troppi amministratori che preferiscono stare col cappello in mano, per poche briciole, e non pensare allo sviluppo dei propri territori. Certo, nessuno sostiene i piccoli negozi e le botteghe, le piccole attività produttive visto che contano poco o quasi nulla sul piano elettorale e clientelare. Senza rendersi conto che, così, facendo distruggono quel poco che ancora resiste. Ogni bottega, negozio, piccola attività produttiva che chiude è una perdita di competenze, di conoscenze, di valore economico e sociale, di un pezzo del tessuto di un territorio.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Teresa Marcantonio

    Certo che il ciclone 5 Stelle non si arresta: dopo le politiche, adesso le amministrative. Tutti intimoriti da un’ondata di piena, si tirano indietro: prima Frattura, poi Di Pietro, adesso Di Giacomo. Relativamente a quest’ultimo, desidero complimentarmi con lui per il modo signorile con cui ha gestito la vicenda e per aver percepito nei suoi sostenitori solo delle persone desiderose di riprendersi una poltrona persa cinque anni fa. Poi, come giustamente ha detto il procuratore capo di Catanzaro, il giudice Gratteri, un magistrato deve fare il magistrato. Punto.

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