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Cattolica, Frattura ritira il provvedimento di taglio del budget

Alla fine, sulla questione Cattolica, il commissario ad acta per la sanità, Paolo Frattura, è stato costretto a ritirare il decreto n.63 con il quale tagliava il budget alle strutture sanitarie accreditate. Il tutto, si avuto a Roma in un apposito tavolo convocato presso il Ministero dell’economia e finanze. Il taglio di oltre due milioni e mezzo di euro avrebbe comportato la chiusura del centro della Cattolica e messo in difficoltà anche Neuromed ed altri centri sanitari accreditati che vedono una mobilità attiva elevata. Ovvero, portano in Molise pazienti da altre regioni per la qualità e l’eccellenza delle prestazioni.  Ma se qualcuno ha sbagliato, pagherà? Le fibrillazioni, le ansie, le paure di questi giorni non sono comprensibili. Nè possono avere una giustificazione. Sulla questione della presenza della Cattolica, oggi Fondazione Giovanni Paolo II, non c’è stata mai chiarezza dal punto di vista della politica. La politica, nel passato, ha sottovalutato i gravi interrogativi che, pure, circolavano tra la gente e  che attenevano: 1 – alle caratteristiche del “Centro” della Cattolica, 2 – alla incidenza          del Centro della Cattolica sui parametri  della struttura ospedaliera regionale, e 3 –  alla “integrazione”  tra  “Centro” e Ospedale  di Campobasso.  Le perplessità dell’opinione pubblica e degli “addetti” non erano di poco conto perché riguardavano le finalità per cui questa struttura era approdata in Molise. Fermo restando quanto denunciato, ormai, da anni, c’è la necessità di integrare le due strutture sanitarie che oggi operano a Tappino: il Cardarelli e la Cattolica. Un’integrazione capace, tra l’altro, di dare vita a quella struttura di Policlinico che nessuno ha mai voluto nel passato e che oggi dovrebbe diventare realtà per la presenza della Facoltà di medicina. Attorno a questo concetto che noi abbiamo sviluppato l’idea della Città della Salute. Un’occasione unica e storica per assicurare qualità nelle prestazioni, servizi completi ai pazienti e occupazione e sviluppo per il Capoluogo regionale che oggi langue. Del resto, la struttura della Cattolica è nata grazie all’intervento straordinario nel Mezzogiorno e con un protocollo tra i ministeri della Sanità e della Ricerca scientifica. Di fatto, si tratta di una struttura pubblica. Con alcuni accorgimenti e la realizzazione di un altro piccolo blocco alla sinistra dell’ingresso principale, consentirebbe il pieno trasferimento dei reparti dell’ospedale Cardarelli in un corpo fabbricato per i 297 posti letto che questo dovrebbe continuare a gestire in piena autonomia funzionale. I servizi di camere operatorie e sale parto sarebbero comuni alle due strutture e il Centro medico resterebbe nel corpo fabbricato nel quale già oggi opera. Un corpo unico con due distinte e autonome funzionalità tali da garantire l’unicità degli interventi in spazi raccolti e dediti anche alla ricerca. A pochi metri, poi, insistono altre strutture che potrebbero essere utilizzate come strutture di ricettività alberghiere, a poco costo, per i parenti dei ricoverati che vengono da fuori regione o da paesi distanti dal Capoluogo. E’ un’idea sulla quale lavorare, è un’idea che potrebbe stravolgere il significato della stessa sanità come fino ad oggi l’abbiamo conosciuta. Ben consci, però, che il valore di un’idea sta nel metterla in pratica. Del resto,  il CIPE volle sottolineare  che il “Centro della   Cattolica”,  anche se non nasceva in funzione della piccola popolazione molisana, ma in funzione di un bacino interregionale con diversi milioni di utenti, aveva la finalità di costituire “un volano di sviluppo e di occupazione indotta oltre che diretta” per il Molise, dando un contributo significativo allo sviluppo socio economico regionale, oltre a promuovere  un salto di qualità della struttura sanitaria regionale,  che  al contatto con  un presidio di ricerca di rilievo internazionale, avrebbe potuto, primo, più agevolmente  soddisfare l’esigenza di  una  più   severa e selettiva formazione del suo personale medico; e, secondo, realizzare un più facile accesso delle popolazioni molisane, per alcune patologie, ad una sanità di eccellenza. contribuendo cosi a ridurre il massiccio flusso di migrazione verso strutture sanitarie di altre regioni”. Perchè, allora, non tornare alle origini e ricostruire un percorso capace di essere, per davvero, vicino al cittadino-paziente?

 

Di Giuseppe Saluppo

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