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Cattolica, dimenticata la lungimiranza programmatica dell’on.D’Aimmo

di Giuseppe SALUPPO

Sulla questione della presenza della Cattolica, oggi Fondazione Giovanni Paolo II, non c’è stata mai chiarezza dal punto di vista della politica. La politica, nel recente e ultimo passato, ha sottovalutato i gravi interrogativi che, pure, circolavano tra la gente e che attenevano: 1 – alle caratteristiche del “Centro” della Cattolica, 2 – alla incidenza del Centro della Cattolica sui parametri della struttura ospedaliera regionale, e 3 – alla “integrazione” tra “Centro” e Ospedale di Campobasso. Le perplessità dell’opinione pubblica e degli “addetti” non erano di poco conto perché riguardavano le finalità per cui questa struttura era approdata in Molise grazie alla felice intuizione dpolitica e programmatica dell’on. Florindo D’Aimmo. Del resto, lo stesso CIPE volle sottolineare che il “Centro della Cattolica”, anche se non nasceva in funzione della piccola popolazione molisana, ma in funzione di un bacino interregionale con diversi milioni di utenti, aveva la finalità di costituire “un volano di sviluppo e di occupazione indotta oltre che diretta” per il Molise, dando un contributo significativo allo sviluppo socio economico regionale, oltre a promuovere un salto di qualità della struttura sanitaria regionale, che al contatto con un presidio di ricerca di rilievo internazionale, avrebbe potuto, primo, più agevolmente soddisfare l’esigenza di una più severa e selettiva formazione del suo personale medico; e, secondo, realizzare un più facile accesso delle popolazioni molisane, per alcune patologie, ad una sanità di eccellenza. contribuendo cosi a ridurre il massiccio flusso di migrazione verso strutture sanitarie di altre regioni”. Fermo restando quanto denunciato, ormai, da anni, c’è la necessità di integrare le due strutture sanitarie che oggi operano a Tappino: il Cardarelli e la Cattolica. Un’integrazione capace, tra l’altro, di dare vita a quella struttura di Policlinico che nessuno ha mai voluto nel passato e che oggi dovrebbe diventare realtà per la presenza della Facoltà di medicina. Attorno a questo concetto che noi abbiamo sviluppato l’idea della Città della Salute. Un’occasione unica e storica per assicurare qualità nelle prestazioni, servizi completi ai pazienti e occupazione e sviluppo per il Capoluogo regionale che oggi langue. Del resto, la struttura della Cattolica è nata grazie all’intervento straordinario nel Mezzogiorno e con un protocollo tra i ministeri della Sanità e della Ricerca scientifica. Di fatto, si tratta di una struttura pubblica. Con alcuni accorgimenti e la realizzazione di un altro piccolo blocco alla sinistra dell’ingresso principale, consentirebbe il pieno trasferimento dei reparti dell’ospedale Cardarelli in un corpo fabbricato per i 297 posti letto che questo dovrebbe continuare a gestire in piena autonomia funzionale. I servizi di camere operatorie e sale parto sarebbero comuni alle due strutture e il Centro medico resterebbe nel corpo fabbricato nel quale già oggi opera. Un corpo unico con due distinte e autonome funzionalità tali da garantire l’unicità degli interventi in spazi raccolti e dediti anche alla ricerca. A pochi metri, poi, insistono altre strutture che potrebbero essere utilizzate come strutture di ricettività alberghiere, a poco costo, per i parenti dei ricoverati che vengono da fuori regione o da paesi distanti dal Capoluogo. E’ un’idea sulla quale lavorare, è un’idea che potrebbe stravolgere il significato della stessa sanità come fino ad oggi l’abbiamo conosciuta. Ben consci, però, che il valore di un’idea sta nel metterla in pratica. Perchè, allora, non tornare alle origini e ricostruire un percorso capace di porre per davvero, il cittadino-paziente al centro del sistema sanitario regionale? Mancano gli uomini? Quegli uomini?

Di Giuseppe Saluppo

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