Home / Campobasso / Campobasso, una città anomala

Campobasso, una città anomala

Egregio signor direttore,
Certo che Campobasso è proprio una città anomala! Tante municipalità italiane (alcune delle quali da me conosciute personalmente) non dormono la notte per tentare di accaparrarsi i fondi europei per progetti cittadini, ed invece il capoluogo rimane timidamente inerte dinanzi ad azioni del genere.
​Ho letto di segnalazioni, recentemente inviate ad alcune redazioni, sul verde pubblico, sullo stato di alcune panchine, sull’immondizia, sulle pensiline degli autobus, sui marciapiedi, sugli imbrattamenti selvaggi. Ci sono state reazioni da parte di chicchessia?
Si vive alla giornata, come se si amasse questa condizione di colpevole minorità: colpevole perché si può fare qualcosa, eppure non si interviene. Colpevole perché è come se non si percepisse la gravità del fatto che le pensiline di via San Giovanni dei Gelsi sprofondano nel terreno o non hanno tabelle orarie e le panchine del parco di via Ugo Petrella sono un ammasso di assi sconnesse. Questo tanto per citare degli esempi, ma sappiamo bene che l’elenco sarebbe più lungo di un ricettario di Cannavacciuolo.
E’ come se si fosse deciso che la città debba essere evacuata perché in guerra e, in quanto tale, non bisognosa di interventi. Interventi che in altre città si sostanziano anche nella creazione di luoghi d’incontro per anziani e meno anziani. L’anno scorso mi recai a trovare un nipote a Forlì e la mia attenzione fu richiamata da musica proveniente da una tensostruttura: era un centro per anziani sovvenzionato parzialmente dal Comune, con una minima quota da versare, in cui non si ballava soltanto, ma si vedevano film, si faceva ginnastica dolce, si leggevano giornali, si giocava a carte: insomma, si dava attenzione, come deve essere, all’anziano, anziché far proliferare ospizi riadattando vecchi casolari come purtroppo sta avvenendo in Molise.
La tanto bistrattata Piazza Prefettura, ora luogo di una movida scomposta insieme a via de’ Ferrari, potrebbe diventare una zona deputata a questo (ci sono tanti locali sfitti), oltre che un centro di richiamo culturale, dove per cultura non si intende il concerto di Alex Britti!!
Il buon Cicerone avrebbe detto “quo usque tandem?” (fino a che punto, dunque?), e poi, per chi volesse rispolverare le sue “Catilinarie”, potrebbe leggere il resto della frase, che male non si attaglia alla situazione del capoluogo.
Il cambiamento deve essere in primis culturale, poi fisico: il secondo non è altro che la diretta conseguenza del primo.
Con i miei più cordiali saluti​
Maria Rita Belloi

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

Droga, fermate due donne e un dipendente dell’università

La Polizia di Stato di Campobasso nelle prime ore della mattinata di oggi 7 novembre …

4 commenti

  1. Antonello Tebano

    Città fantasma, non ha più un volto. All’imbruttimento del capoluogo corrisponde quello morale e psicologico dei suoi abitanti.

  2. Io credo che non sia solo anomala per la mancanza di programmazione da parte di chi riveste ruoli di responsabilità, ma anche perché la cittadinanza è chiusa a riccio in una dimensione preoccupantemente individualistica, innaffiata da una buona dose di superficialità.

  3. Chi è causa del suo mal pianga se stesso: questo vale per tutti i campobassani. Mai visto un popolo tanto apatico e poco coeso.

  4. Nunzio Curigliano

    Mai stato a Campobasso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*