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Campobasso senza il colpo d’ala

di Giuseppe Saluppo

L’applicazione della delibera di Giunta comunale a Campobasso che eleva le tariffe a metro quadrato dei terreni ex agricoli e perimetrati da Lucarino, riapre la questione della mancanza di un Piano regolatore. Tanto, che nessuno ha letto le criticità, il decremento demografico, la crisi economica, lo svuotamento culturale della città. La carenza di un Piano Regolatore Urbanistico ha consentito, poi, le mille nefandezze delle cosiddette “varianti” con interessi milionari. Si è continuato, cioè, a ignorare che il punto di collegamento tra il cittadino e l’ambiente urbano non è l’abbondanza di case, ma una cittadinanza compiuta, non governata dalla costipazione degli spazi ma dal loro utilizzo. Mentre, la revisione del Piano urbanistico doveva essere l’occasione non per dare risposte particolari al costruire, ma per ridiscutere di Campobasso nel contesto della modernità, dove le città, proponendosi come riferimento di aree vaste, stanno assumendo un ruolo governante a tutti livelli. A Campobasso, invece, accade il contrario. Un processo che andava intercettato e assecondato con la consapevolezza che per abitare e promuovere sviluppo, e per attrarre l’interesse dei visitatori e degli imprenditori, non servono più palazzi ma servizi, opportunità, luoghi formativi e di scambi, relazioni di alto profilo e competenze. Attiene il recupero e trasformazione del patrimonio edilizio esistente, la salvaguardia ambientale, il risparmio delle risorse e anche il tentativo di un nuovo sistema di pianificazione sovracomunale e la volontà di assumere un sistema non rigido di zonizzazione per evitare continue varianti al Prg. Città della sanità, della pasta come progetti pilota per far ripartire progetti strategici per rilanciare la città. Invece manca il sogno, manca il ‘colpo d’ala’ che porti la gente a venire a vivere e lavorare a Campobasso. Di una Campobasso capace di guardare al domani e non chiusa, gretta stabile nel pantano.

Di Giuseppe Saluppo

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