Home / Campobasso / Campobasso, con quattro amministratori indagati è opportuno porre la questione morale?

Campobasso, con quattro amministratori indagati è opportuno porre la questione morale?

 

A Palazzo san Giorgio si allarga la giunta e si restringe la legalità, al punto da ritenere che, stante le cose, si debba e si possa parlare di questione morale. Sappiamo bene che questa locuzione riferita a faccende che vedono coinvolti in guai giudiziari politici e amministratori,  ha perso molto del suo significato interdittivo,  per diventare una questione meramente linguistica e interpretativa, che molti preferiscono confinare nelle quisquilie della cronaca. Vale a dire che se il presidente del consiglio comunale, Michele Durante, nella funzione di pubblico ufficiale è indagato, secondo l’accusa, per aver avallato in calce alle liste elettorali della campagna regionale 2013, firme che sarebbero false; che se l’assessore Colagiovanni anch’egli sarebbe indagato come Durante per le stesse ragioni, mentre lo è per una presunta vicenda di riscossione dei tributi per l’occupazione di suolo pubblico da parte degli ambulanti abusivi in occasione della festività del Corpus Domini; che se il neo assessore De Bernardo è anch’egli alle prese con una faccenda giudiziaria non come amministratore, ma come appartenente al corpo della Polizia di Stato; che se il già assessore Colarusso nella giunta presieduta da Gino Di Bartolomeo, per aver intascato impropriamente una indennità superiore a quella che gli sarebbe spettata, è  stato costretto a dimettersi da consigliere comunale in questa sindacatura e a restituire la parte che ha ecceduto il dovuto, bene, vale dire che dinanzi a tutto questo si debba far finta di niente, chiudere gli occhi, adagiarsi sulla vulgata secondo cui fino a sentenza passata in giudicato sono tutti innocenti. Ci mancherebbe altro. Qui nessuno parla di colpevolezza o presunta tale, ma di etica e di moralità, che sono due categorie che chiunque è assoggettato ad una carica elettiva dovrebbe rispettare e se, per un accidenti qualsiasi, l’etica e la morale che riguardano strettamente la qualità dei comportamenti, vengono in una qualche misura intaccate, il soggetto colpito dovrebbe avvertire il dovere (etico e morale) quantomeno di autosospendersi per non arrivare, come Colarusso, a doversi dimettersi. Prendiamo Durante.  La sua immagine pubblica è stata costruita sul rigore etico e morale da lui invocato e posto a base della funzione di presidente del consiglio. Egli più degli altri dovrebbe essere pertanto consequenziale alle sue convinzioni e alla sue pratiche di uomo pubblico toccato da una indagine giudiziaria. Ma anche gli altri a loro volta dovrebbero avvertire il bisogno di rendersi immuni da rilievi critici (etici e morali) fintanto la loro posizione non viene chiarita positivamente, come si spera. Oltretutto, a Palazzo san Giorgio, per iniziativa del consigliere Michele Ambrosio, vige, approvato all’unanimità, un codice etico comportamentale. Sarebbe sufficiente rifarsi ad esso. Nella storia del comune di Campobasso mai s’è formata una situazione cosi densa di crisi morale e, sebbene la si vuole in tutti i modi negare, anche di crisi politica. Non si contano infatti i distinguo di questo o di quel consigliere di maggioranza e/o di minoranza rispetto al modus operandi del sindaco Battista. Purtroppo, sono manifestazioni ad uso e consumo personale, come farsi pubblicità, come guadagnare un taccuino giornalistico o un microfono radio/televisivo. Ma è gente che si guarda bene dal prendere la decisione di sottoscrivere e presentare una mozione di sfiducia. Dovesse passare, andrebbero tutti a casa. E questa generazione politica che amministra la città, ha le terga incollate con la pece alla poltrona. Demagoghi da quattro soldi. Il consigliere di maggioranza Lello Bucci e di minoranza Michele Coralbo si sono iscritti al club degli insoddisfatti con argomentazioni al fulmicotone; Bucci del Pd, ha marchiato a fuoco la decisione di Battista di allargare la giunta che, partita a 6, è diventata a 9, non per esigenze di gestione (ché l’amministrazione è  allo stallo), quanto per mero equilibrio politico, con l’aggiunta del diktat del consigliere regionale Vincenzo Niro, che ha imposto in giunta una carneade.  Ebbene, che hanno fatto Bucci e Coralbo? Si sono costituiti in gruppo autonomo, in aggiunta a chi li aveva preceduti: Iafigliola col “Gruppo misto”, Di Giorgio e De Bernardo con “Molise di tutti”. Gruppi che nascono e sopravvivano potendo avvantaggiare il capogruppo di molte ore di permesso dal posto di lavoro, e la partecipazione indiscriminata alle commissioni consiliari. Pecunia non olet!  Ma se Niro può disporre di un assessorato in giunta al comune di Campobasso, il presidente Frattura indubitabilmente dell’intera amministrazione. Col risultato sotto gli occhi di tutti: allargamento della giunta, stallo amministrativo, e quattro indagati. Prosit!

Dardo

 

 

 

 

 

Di Dardo

Potrebbe Interessarti

Merlo: “Il Molise che sprofonda”

“E’ solo di qualche giorno l’allarme lanciato dai dati ISTAT che registrano nei primi 8 …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*