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Campobasso, ma non solo, e la desertificazione commerciale

Di Giuseppe Saluppo

Mi è rimbalzata questa immagine e pensavo: chiusa la parentesi di ‘Vivi la tua città’, sarebbe bello, ora, aprire quella parentesi, aperta tutto l’anno, di ‘Viva la tua città’. Una città, Campobasso, che ha perso la sua vita, che ha perduto le sue attività commerciali che ne facevano un punto di riferimento, che ha perso quella socialità d’un tempo. E non perché i tempi cambiano o sono cambiati. Perché la si è ammazzata con coscienza o senza. Ma la si è ammazzata. A partire dalla dissennata scelta delle aperture dei centri commerciali che hanno finito con il drenare soldi investiti altrove. Una scientifica desertificazione commerciale che ha portato conseguenze che vanno oltre il danno economico: i negozi rappresentano da sempre un punto di aggregazione sociale dove poter vivere contatti umani, dove poter scambiare quattro chiacchiere e mantenere vivo il proprio quartiere. La scomparsa delle botteghe del macellaio, del fruttivendolo, del panettiere hanno portato con sé il degrado urbano, non solo del centro città, nuocendo alla qualità della vita dei cittadini. Il degrado urbano risulta quindi essere una delle più gravi conseguenze della scomparsa dei piccoli negozi e questa è la prospettiva che si sta gradualmente realizzando anche sotto casa nostra. Perchè, allora, non pensare a provvedimenti di carattere fiscale cercando di incentivare le piccole imprese, per esempio abbattendo le tasse ( esempio, Tari e Tarsu). Agevolare il piccolo commercio annullando le tasse per puntare su un centro animato anziché spopolato. Diversamente, il rischio a cui si va incontro è quello di ritrovarci lentamente in un piccolo paese di provincia spoglio di vetrine e dove le famiglie e gli anziani a passeggio non hanno più zone in cui ritrovarsi e soffermarsi a fare qualche chiacchiera sul marciapiede magari dopo aver fatto la piccola spesa quotidiana. Così, muore una città. Anzi, purtroppo è già nel pantano.

 

Di Giuseppe Saluppo

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5 commenti

  1. Pantano, palude, stasi: tutti sinonimi che si attagliano molto bene alla città. Da un lato non c’è progettualità amministrativa che si respira nel corso dell’anno, dall’altro c’è scarso spirito d’iniziativa e scarsa inventiva da parte dei cittadini.

  2. L’importanza dei negozi di vicinato nelle città è nota ma spetterebbe ai comuni anche la programmazione delle “concessioni” che se no sono più licenze commerciali sono tuttavia un modo di dare un volto alle città. Comunque in genere i centri urbani sono “animati “da bar e negozi di abbigliamento e accessori ed altro ma non da negozi di alimentari tutt’al più gastronomie e pasticcerie di livello medio alto e questo perché sono più “decorativi”, ma come dicevo la “vocazione “di un certo ambiente cioè di una particolare zona della città sarebbe compito di un’attenta programmazione comunale…..

  3. Giandomenico Cacciapuoti

    Ragazzi, ma in che mondo vivete? Volete recarvi a Ferrara, a Perugia, a Livorno per capire che cosa significa ‘negozi di vicinato’? Persino a Milano ho trovato dei negozietti di quartiere! Città che sono x volte più grandi di Campobasso hanno continuato a dare spazio a questa dimensione più umana e sensata degli esercizi commerciali. Chi siamo noi per non attuarla? Chi ci crediamo di essere? Sapete che cosa manca a Campobasso? La PROGRAMMAZIONE. Se volete, vi faccio lo spelling.

  4. Silvana Leccese Bardi

    E’ a dir poco assurdo che un microbo di città come Campobasso voglia ostentare un volto “moderno” costruendo centri commerciali su centri commerciali, grossi supermercati a distanza ravvicinata (di qui chiusure che inattese non sono, data la poca distanza che li separa), negozi di grandi catene. Dov’è finito lo spirito genuino del capoluogo regionale?? In che cosa pensiamo di essere moderni? Nello spopolare il centro storico? Nel non guardarci in faccia, nel salutarci a stento, nel comprare il vestito alla moda, a stento provato in camerino, nel negozio della catena internazionale dove nessuno presta attenzione a chi siamo e a che cosa vogliamo? Riteniamo moderno tutto questo anonimato? Beh, se è così che la pensiamo, allora teniamoci una città che non ha più un’anima e che è a serio rischio spopolamento…

  5. Maria Teresa Marcantonio

    Ho appena finito di leggere un articolo sul Mercato Coperto del capoluogo, ormai divenuto uno spettrale contenitore del Nulla o, per meglio dire, dell’inconcludenza della nostra classe politica, ma anche della mancanza di volontà di lottare da parte dei nostri agricoltori. Se partiamo da questa triste situazione, possiamo capire tante cose. Campobasso sta sfigurando il proprio volto con tutti questi centri commerciali, con la cancellazione dei negozietti di alimentari o di altre cose, con l’assunzione di un “tono” da metropoli. Il risultato qual è? Quello di un intervento estetico mal riuscito: i danni si vedranno per tutta la vita…

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