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Campobasso non è città per giovani ma anche per vecchi

Campobasso, contraddicendo la presenza in città di migliaia di giovani universitari, non è una città per giovani che vada oltre l’offerta di una rete di bar e pizzerie e soluzioni logistiche massimamente affidate al mercato immobiliare e affittuario. Non lo è perché, a dispetto della presenza della Fondazione Molise Cultura, ai giovani stanziali e pendolari non viene data alcuna possibilità di interagire, partecipare, creare, realizzare attività che diano spazio alla loro arte e/o creatività. Non è una città per giovani, figurarsi se lo sia per vecchi (meglio uomini e donne della terza età) ai quali non viene data altra possibilità, d’inverno, di riparare al caldo degli ampli corridoi degli iper e dei super mercati; d’estate di utilizzare panchine e luoghi ombrati là dove ci sono. Il Corso Vittorio Emanuele è una splendida ed efficace esemplificazione a valere per i giovani e per gli anziani. Uno dei quali, il nostro lettore online Gaetano Di Toro, con garbo c’informa di essere “uno che prende l’autobus ogni giorno a Campobasso non avendo più la patente per problemi di salute e di età. Possibile, che le corse sono diminuite, che il servizio è scemato, che si parla solo di tagli? E, ancora. Ho letto che il Tar ha bocciato tutte le procedure del Comune di Campobasso che fa il braccio di ferro con la Seac. E a noi cittadini pendolari, chi pensa? Una volta, mi ricordo, scattava l’istituto delle dimissioni in politica. Dinanzi a quanto sta accadendo da un anno a questa parte nel trasporto urbano, nessuno si è dimesso. Né, ed è la cosa più grave, ci sia stato qualcuno a chiederle. Poveri noi in una città immobile”. Campobasso è anche questa: una realtà sociale che asseconda, anzi invita, alla rassegnazione; che manifesta il proprio decadente destino attraverso gli atti politici e amministrativi dei governati di Palazzo San Giorgio che, benché duramente sanzionati dal Tribunale amministrativo regionale e  dal Consiglio di Stato in materia di trasporto pubblico e in altri settori, permangono nella loro precarietà di amministratori usi a togliere servizi più che a darli; usi a favorire la stagnazione sociale più che rimuoverla; usi a seguire il declino economico più che a contrastarlo; usi a manometterla la città nelle sue destinazioni pubbliche più che preservarla. Togliere le corse automobilistiche più che aumentarle alle persone anziane che  oltre alle proprie gambe (quando sono ancora agili e forti) non hanno altro mezzo o possibilità di muoversi, è una dimostrazione di cecità programmatica e una dimostrazione di incapacità amministrativa. Entrambe, addebitate a uomini e donne responsabili, produrrebbero le dimissioni. Ma di quella genia non ce ne sono. Per cui, anche sollecitarle le dimissioni, sarebbe far scorrere l’acqua sul vetro.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. Se molte città piccole e medio-piccole ai giovani offrono poco tranne qualche biblioteca e un po’ di movida serale (spesso avversata dagli abitanti dei centri storici che vogliono il rispetto ad un sacrosanto riposo),almeno cercano di non tagliare troppo sui servizi come mobilità urbana indispensabili per abbattere l’inquinamento atmosferico e mettere un po’ tutti in grado di accedere ai centri storici e a tutto ciò che vi si trova ed anche il commercio ne trae vantaggio.

    • Carlotta Scognamiglio

      Io sono vissuta a Cesena per vario tempo. Cesena è una città di poco più di 95.000 abitanti, quindi, secondo i canoni italiani, medio-piccola.
      Le posso assicurare che non ci si annoia. E che i motivi di interesse non risiedono affatto nei pub, ma in attività culturali, sportive, artistiche, ludiche di tutti i tipi.
      La presenza di locali di ristorazione non è assolutamente di vivacizzazione di una città, anzi. Purtroppo nel capoluogo regionale si sta tentando di sopperire alla mancanza di una programmazione seria l’istituzione di un numero spropositato di pub, pizzerie, bracerie, locali dove si prendono gli aperitivi.
      E’ una questione culturale, ossia un approccio mentale: a Campobasso si rimane fermi su posizioni incomprensibili, si vota per il partito dell’apatia, ci si siede comodamente sul divano senza alzare un dito. E’ questa la differenza!!!

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