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Campobasso, forme d’arte?

Egregio direttore,

Sono passato dinanzi al murales che immortala tre discutibilissimi individui come Kim Jong-Un, Putin e Trump, e ho pensato: che male hanno fatto gli abitanti di quel palazzo per meritarsi una iattura del genere? Mai scelta fu più inopportuna, e sarebbe tale in qualunque area della città si decidesse di dare visibilità a questi soggetti.  Non so se l’autore dell’opera abbia inteso ritagliarsi il suo momento di celebrità nel far parlare di sé, oppure se si ritiene che qualunque soggetto riprodotto sia degno di esserlo, l’importante è dare spazio alla propria creatività.

La mia è innanzi tutto una lettera di condanna nei confronti di una tale scelta, ma anche una riflessione su alcuni punti dai quali Campobasso sembra voler rifuggire come la peste.

Il primo punto, che si traduce in un interrogativo, è: perché il capoluogo sta dando spazio a queste iniziative anziché pensare, come fa la stragrande maggioranza delle città, a temi ben più pregnanti come la creazione di servizi al cittadino, strade e marciapiedi fruibili, parchi pubblici, impianti sportivi degni di questo nome? Se poi pensiamo alla zona in cui tali murales vengono eseguiti -San Giovanni dei Gelsi-, da sempre considerata quartiere-dormitorio e rinchiusa nel cassetto del dimenticatoio da parte di qualsivoglia amministrazione comunale, l’interrogativo si fa più scottante.

Il secondo punto è: se vogliamo rimanere nell’ambito di queste nuove forme d’arte, perché piuttosto l’esecutivo in carica non fa una guerra contro i vandali delle bombolette, che sono tornati a devastare il palazzo del Municipio, e che commettono abomini con una frequenza che deriva dalla più totale impunità e dalla sottovalutazione del problema?

In un’epoca come quella attuale si guarda, non di rado, alle cose per quello che non sono, si viaggia sul binario delle deformazioni concettuali, ed ecco allora che l’imbrattamento diventa una “forma di protesta”, l’indignazione verso questi gesti diventa “intolleranza”, la volontà di combatterli diventa “squadrismo”, e storture di questo genere.

Si ama, inoltre, edulcorare la pillola con blandi discorsi, nella speranza  vana di cambiare un triste status quo, invece mi lasci dire quello che penso, anche se non riceverò attenzione da nessuno, e forse neanche dalla sua testata: Campobasso fa schifo.

Un caro saluto

Norberto Maniscalco

Di Giuseppe Saluppo

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4 commenti

  1. Giacomo Iacobucci

    Forme d’arte quelle? Ma state bene! Fatele cancellare subito!!

  2. A parte la discutibile scelta di ricoprire i palazzi di questi graffiti autorizzati, la scelta di questo graffito in particolare è di pessimo gusto. Mi dispiace per i condomini di quel palazzo, che spero si battano per la rimozione dell’orrore grafico e facciano capire al sindaco quanto poco consone al decoro urbano siano tali iniziative. Che pensi piuttosto ad abbattere quell’orribile nuovo palazzo in via Conte Verde, totalmente fuori luogo e per fare posto al quale si sono abbattuti numerosi alberi: è vergognoso!

  3. Pierangelo Mattioli

    Questa città è troppo inviluppata in se stessa per poter cominciare a cambiare: si faccia un passo indietro tutti, si agisca insieme con programmi votati al Bello e non all’interesse personale. Mi rivolgo, infine, agli imbrattatori seriali: l’Italia impiega sempre del tempo per allinearsi a Paesi dove le regole si rispettano e le sanzioni si applicano, ma arriverà anch’essa a farlo, ci sono già tante procedure giuridiche in corso. Allora vi farete meno beffe del bene pubblico, e a ridere sarà lo Stato. Ci ritroveremo fra un po’ a parlarne, statene certi.

  4. Maria Teresa Marcantonio

    Mia nonna diceva: non c’è nulla di più scuro della mezzanotte. Dopo la mezzanotte, fino a prova contraria, c’è l’alba. Mi auguro che su questa città sorga l’alba.

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