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Campobasso, città nel pantano

di Giuseppe Saluppo

Diventa difficile pensare a un futuro per la città di Campobasso. Una città che stagna in economia e che non vede uno straccio di iniziativa politica. Subissata, invece, da una marea di convegni. Come se fossero la panacea dei mali che affliggono Campobasso. Che sta lentamente morendo in una sorta di cappa d’inedia. L’amministrazione ha consegnato il suo programma elettorale, poi l’ha chiuso nel cassetto e amen. Del contenuto, a tratti pretenzioso, nemmeno un accenno. Non un’opera, una strada, una piazza, una struttura pubblica da quando s’è insediata. Sta seguendo, e forse riuscirà a vederne la fine, il sottopasso di Via Mazzini (iniziato nel 1992) e il completamento della tangenziale Nord (iniziata qualche anno dopo) anche se questa è caduta nelle maglie dell’anticorruzione. Di autonomo, sono almeno 20 anni che dal Comune di Campobasso non esce un progetto. Che uno. Senza parlare di iniziative tese a dare man forte al sistema economico locale stritolato dalla crisi e da scelte scellerate del passato. L’encefalogramma comunale è piatto. Al punto da non essere stato in grado di registrare la promessa della sede regionale per fare del capoluogo un’entità funzionale, eliminando la diaspora degli uffici regionali sul territorio, e creando un meccanismo capace anche di alimentare l’economia  locale. Questi i punti cardini del concorso internazionale d’idee di cui non si hanno anni notizie da circa due, né la curiosità del perché sia abortito.  Un deserto d’iniziative, di programmi, di progetti e d’investimenti.

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Ma va? Sì, però, i campobassani dove sono? A passeggiare lungo il Corso piuttosto che ad aspettare Venditti il giorno del Corpus Domini? Suvvia, abbiamo un briciolo di onestà intellettuale!

  2. Gianfelice Raffalli

    Lo ha detto lei, Mara: sono a passeggiare e a pensare agli affari propri. Mai vista una città così apatica e poco coesa su temi su cui altre realtà batterebbero ferro e fuoco. Vedasi Termoli.

  3. Umberto Vinciguerra

    Sono fortemente convinto che le colpe siano un po’ dappertutto: dalla “parte dei bottoni”, ossia di chi ci governa, ma anche dalla parte del cittadino. Manca, nel capoluogo, quella capacità di unirsi per lottare per un fine comune. C’è sempre e solo polemica fine a se stessa, aria di sufficienza, risposte che meriterebbero di essere incatenate per la loro indisponenza. Quando poi vedi gente vegetare al bar e sedersi in cattedra a dire ciò che andrebbe fatto per la città, senza però muovere materialmente un dito, ti viene da farli alzare e deferirli all’autorità pubblica!!

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