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CAMPOBASSO: CITTÀ DETURPATA

di Massimo Dalla Torre

Lo sappiamo che tornare a scrivere su certi argomenti può sembrare noioso, tedioso anzi, utilizziamo il vernacolo “nù taluorn”, ma necessita. C’era una volta Campobasso la città giardino. Così era; si così era peccato che ora non lo è più. Prendiamo spunto dalla situazione che è sotto gli occhi di tutti per fare qualche considerazione su quanto la città è in abbandono anche perché qualche tempo fa fu fatta un’interrogazione da alcuni consiglieri di Palazzo San Giorgio il cui contenuto era come Campobasso, un tempo realtà rigogliosa è stata abbandonata, forse in favore di altri obiettivi che ne hanno fatta una vittima sotto tutti gli aspetti. Questo era Campobasso realtà a dimensione d’uomo. Potremo fermarci qui e cedere i commenti a chi guarda attonito le condizioni in cui è stato ridotto il capoluogo della ventesima regione dello stivale. Realtà che presenta troppe distonie quali: strade dissestate, non fruibilità dei passaggi pedonali,  mancanza di parcheggi liberi, macchine in doppia se non in terza fila, quartieri nuovi e vecchi non più sicuri che aumentano la confusione e il caos specialmente nelle ore di punta, anche se quando si arriva in città dalla periferia, il primo colpo d’occhio permette di spaziare a 360 gradi e l’immagine che si presenta, è quella di una realtà moderna all’avanguardia, in continua espansione e al passo con i tempi. Peccato che non è vero perché  appena si entra nel cuore urbano il disordine e il degrado avvolge, stordisce tanto da desiderare di scappare via il più presto possibile; ecco perché non ci sono parole adatte per descrivere lo sconcerto che si prova. Fa bene chi vuol capire se ci sono colpe e soprattutto di chi sono, anche se sappiano in partenza che non avrà risposte. Troppe volte ci siamo dovuti scontrare con chi dice di fare il bene della città, che, se potesse parlare, certamente direbbe la sua utilizzando toni forti con tanto di epiteti. Un qualcosa che evidenzia come la non curanza si è impossessata interamente della città che ha assunto l’aspetto di un “clochar”. Uno di quei poveri che s’incontra agli angoli delle strade in attesa di elemosina che purtroppo sono poca cosa per far ritornare lo splendore di un tempo. Una città che, anche se era unitamente alla Sardegna e altri piccoli centri della Calabria e della Lucania era luogo di punizione, bastava viverla così come era perché ti entrava dentro con il garbo di chi sa di non avere nulla da offrire se non se stessa. Una città che non esiste più se non in rare fotografie ingiallite e relegate in qualche cassetto a impolverarsi pronte a essere mostrare solo in rare occasioni che, purtroppo, visto i risultati alquanto disarmanti è meglio affidare ai ricordi con la speranza quello che fu presto torni ad essere realtà e non una cosa di cui bisogna vergognarsi.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Tutto lasciato in balia di se stesso e della presunzione di credere di essere nel giusto. Non è mai noioso ricordare certe cose, perché si spera che qualcuno, prima o poi, si svegli dal letargo e prenda le redini del riscatto di una città ormai non più definibile.

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