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Campobasso, 9 assessori e nel pantano. Qualcuno reagirà?

di Giuseppe Saluppo

Campobasso: città in bilico tra l’essere sulla carta un capoluogo di regione e nella realtà un accrocco indistinto di palazzi, di uffici, di negozi, di botteghe, di banche, di industrie, di concessionarie, di bar, night-club, di palestre sportive, di scuole, dell’università (marginalmente), e di tantissime altre cose che traducono un assieme qualunquistico che la rende indecifrabile, malamente vivibile, inqualificabile urbanisticamente. Una città alla mercé di chiunque abbia qualcosa da toglierle e/o da cogliere. La deriva è data dalle strade dissestate, dai servizi pubblici insufficienti e inefficienti, dal qualunquismo edilizio, dal caos del traffico, dall’anarchica invasione di tabelle e tabelloni pubblicitari, dalla progressiva distruzione degli spazi verdi attrezzati, dall’abbandono di ogni forma di estetica (e di etica estetica), dal disconoscimento sistematico dei valori culturali a fondamento della vita pubblica, e dalla episodicità delle manifestazioni dell’arte. E dal ristagno economico che sta portando via i più giovani lasciando la città in un pantano. Ora, si apre una crisi a distanza all’interno della maggioranza dopo la scelta dei nove assessori da parte del sindaco Battista. Era, per davvero, necessario? Motivi impellenti, quindi, per una tempestiva reazione da parte del sistema amministrativo per fronteggiare la complessità della gestione del territorio, della qualificazione ambientale, della valorizzazione dei beni culturali, della crescita democratica e culturale. Qualcuno, sarà capace di scrollarsi di dosso il torpore e procedere alla luce del sole?

Di Giuseppe Saluppo

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