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Briciole perle imprese edili

Briciole raccolte qua e là dai tavoli dell’Agenzia regionale per la ricostruzione post-sisma (Arps) hanno creato un budget di 1.578.512,35 euro che servirà ad abbassare i toni dell’insoddisfazione delle imprese che si sono trovate coinvolte nella ricostruzione credendo di poterci guadagnare e invece si sono accorte che ci vanno a rimettere. La gestione della ricostruzione s’è rivelata una esperienza fallimentare. Il processo tecnico e amministrativo che avrebbe dovuto e potuto fare tesoro delle tante altre esperienze post terremoto che sono maturate nell’Italia delle faglie e della sismicità è stato lasciato all’improvvisazione e al dilettantismo della classe politica molisana, cui nessuno ha mai saputo addebitare le colpe e le responsabilità che ci sono (e solo pochi sindaci coraggiosi e responsabili sono stati capaci di metterlo in risalto) e che andrebbero fatte emergere in tutta la loro dabbenaggine. Di tanto ci provano  gli imprenditori che stanno eseguendo (a spizzichi e bocconi) la ricostruzione a mettere in evidenza le sfasature nei tempi di esecuzione dei lavori e, soprattutto, nei tempi  di pagamento degli stati di avanzamento. Una Regione che dal post terremoto avrebbe potuto trarre un qualche vantaggio in termini  economici, di lavoro e di occupazione, si ritrova ad essere la causa del grave ritardo con cui si va realizzando la ricostruzione e il ritorno alla normalità per decine e decine di famiglie, perché incapace di ottenere e di gestire i finanziamenti nella misura necessaria per renderli spendibili e produttivi con tempestiva celerità, perché s’è attardata a cambiare i protocolli e le procedure d’intervento impostate nella fase iniziale dal governo di centrodestra a guida Iorio prima di finire al governo di centrosinistra a guida Frattura, perché  l’Agenzia a sua volta s’è rivelata un carrozzone burocratico e non una soluzione praticabile. Purtroppo, il sottofondo politico e strumentale è sempre presente e condizionante in tutte le scelte e le decisioni prese dalla Regione Molise, intorno alle quali più che coagularsi lo sdegno e la protesta per il disagio che procurano alle attività produttive e agli operatori economici, stranamente si compongono tolleranza, indifferenza, e, aspetto deleterio, finanche consenso. L’ultima espressione del consenso, quello ultimo del 4 marzo, ha però finalmente decantato buona parte dell’infingimento dietro al quale si sono mascherati vecchi e nuovi personaggi del panorama politico molisano, facendo emergere un consenso di segno opposto, vale a dire a sostegno del cambiamento di uomini e metodi. Un prologo significante di ciò che si può prefigurare possa accadere all’indomani del 22 aprile giorno in cui i molisani saranno chiamati alle urne per rinnovare  la presidenza della Regione e il consiglio regionale. Quell’indomani potrà chiarire se si sia trattato di una ribellione episodica o l’avvio di un sistema in cui non hanno più cittadinanza le furbizie, gli strumentalismi, il clientelismo, il favoritismo. Se finalmente anche la raccolta delle briciole dai tavoli dell’Agenzia regionale per la ricostruzione per imboccare le bocche asciutte dell’imprenditoria post terremoto, fa parte di un passato e di una metodologia che non hanno più presa.

Di Giuseppe Saluppo

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