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Bregantini Vescovo politico?

Di Giuseppe Saluppo

 

Possibile che un Vescovo possa esprimersi in questa maniera? All’inizio, in redazione, credevamo che potesse trattarsi di uno scherzo. Così, però, non era. Leggiamo l’inizio della lettera del vescovo di Campobasso, Giancarlo Bregantini. “Non c’è stata l’affluenza in cui credevamo. Ci si aspettava maggior forza dei Cinque Stelle, forse la realtà nazionale ha influito perché è diventata un monito al M5S ad essere concreti, a fare programmi più precisi. La Destra ha vinto perché aveva tantissimi partiti attorno, e quindi per motivi legati soprattutto ai legami familiari ha avuto la meglio. Mi aspettavo ci fosse un ricambio maggiore, sulle scelte probabilmente hanno influito le vecchie logiche di amicizia. E’ il limite di questa esperienza”. Ma si tratta, forse, di un Vescovo politico? Di un Vescovo che auspicava un risultato elettorale e se ne è trovato un altro? Perfettamente legittimo il pensiero nella sfera privata. In pubblico, però, un ministro di Dio può ritenere di assumere una posizione di siffatta specie? E sulla sinistra, poi, parla di “progettare il futuro” visto che l’operato del governo Frattura non è stato recepito nel bene. E, allora, senza sinistra sarebbe stata meglio la vittoria dei Cinque Stelle. Leggiamo testualmente.  “La crisi della Sinistra era prevedibile vive un momento difficile a livello nazionale, non ha ancora espresso un candidato adeguato capace di rafforzarla fino in fondo, coagulando tutto. E’ un momento, questo, di purificazione certamente necessaria, anche perché i precedenti nomi della Sinistra che hanno guidato la Regione hanno operato bene ma forse la gente, il popolo non lo ha recepito abbastanza. Adesso dobbiamo progettare il futuro”. Mi pongo la domanda: siamo in presenza di un vescovo o di un prestato alla politica? E gli elettori che hanno espresso un voto sono, per questo, senza intelletto e ragione? Le parole di monsignor Bregantini mi riportano alla mente una frase di Sant’Agostino: “L’uomo fluttua tra la presunzione e la disperazione”.

Di Giuseppe Saluppo

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8 commenti

  1. Adolfo Di Rienzo

    Scusi, direttore, ma dov’è il problema?? Il cristiano è un soggetto politico alla pari di chiunque altro e, come tale, deve esprimersi. Dire che non c’è stata affluenza quale onta sarebbe? O vogliamo dire che c’è stata? Dire -e questo lo dico io, prendendomene tutte le responsabilità- che i molisani NON hanno voluto cambiare, che problema o allergia casserebbe a chi vuol vedere sempre le stesse facce e ripiombare nella stessa politica clientelare che ha affossato questa regione? Poi, non dimentichiamoci di un fatto: a livello assoluto di preferenze, i pentastellati sono al primo posto. Facile andare avanti con le coalizioni mettendo insieme listarelle da quattro soldi per arginare quella che comunque è stata un’ondata di piena! Ha detto bene un noto politologo italiano: le coalizioni dovrebbero non essere consentite per legge. Ed infine, i molisani, dopo l’emozione del momento (politiche del 4 marzo), hanno pensato bene di disinteressarsi totalmente delle sorti della propria terra disertando le urne. Se Toma ha preso circa 73.000 voti, chi rappresenta? Meno di un quarto della regione Molise! Le sembra una vittoria questa? Infine, ritorno al tema iniziale: il cristiano è parte integrante della società. Che dire, allora, del pronunciamento contrario della Santa Sede -ma anche di tanti privati cittadini- nei confronti della barbarie dittatoriale messa in atto dall’ Inghilterra nei confronti del bambino Alfie, alla cui famiglia viene IMPEDITO PER LEGGE di scegliere dove curare il proprio bambino? Fare politica significa semplicemente sentirsi parte di una POLIS e, dunque, parteciparvi attraverso idee ed azioni, né più né meno. Che un giorno l’oggetto delle proprie idee o azioni siano le elezioni politiche ed un altro sia l’eutanasia istituzionalizzata, poco importa. Non si può vivere con il prosciutto sugli occhi nel timore che un altro tipo di dittatura, quello del ‘politically correct’ che vorrebbe impedirti di pronunciarti in determinate circostanze, ti zittisca.

    • Arianna Di Biase

      Bravo, signor Di Rienzo. Proprio così: c’è la dittatura del politically correct. Ma le dittature hanno tutte fatto una brutta fine…

  2. Come cittadino privato il vescovo può pensarla come vuole ,ma come vescovo penso anch’io che non avrebbe dovuto esporsi tanto. La mia non è una presa di posizione nel merito ,bensì nel metodo, Se avesse parlato non come vescovo ,rispetto per la sua opinione come per quella di tutti gli altri, indipendentemente dal fatto che la pensino come me o no.

    • Mauro D'Ambrosio

      Non è che l’abito talare significhi impossibilità di esprimere un’opinione! Ma dove siamo? In una nuova era fascista? Questa logica da pensiero unico, trincerata dietro una finta democrazia, sta ammazzando l’Italia, sedando le coscienze, impedendo di avere un pensiero critico. L’Onnipotente ci ha dotato di neuroni e di sinapsi: facciamoli lavorare!

  3. Arianna Di Biase

    Credo di dovermi dare un pizzicotto per capire se sono ancora sul pianeta Terra. Ma come? Non avete capito che la frittata fatta è troppo grande da rinchiudersi nel sarcofago e tacere? Si è riportato in auge, con il voto, il vecchio che per almeno un decennio ha portato il Molise all’arretratezza, alle clientele, alle aziende chiuse per malaffare o incapacità, a strade dissestate, a spopolamento, ad ospedali divenuti il regno delle raccomandazioni e dei doppioni. In più, circa un molisano su due, pur avendo una potente arma di cambiamento, ha deciso di non usarla, ossia non si è recato alle urne. Questo non deve gridare allo scandalo, o dobbiamo sempre far finta di niente, portando la regione alla deriva? Che affermazioni di fatto le pronunci un prelato piuttosto che un privato cittadino che differenza fa, spiegatemi? La “bottom line” è: i molisani hanno riproposto chi ha fatto solo del male a questo fazzoletto di terra ed in più hanno disdegnato l’arma del cambiamento, quindi poi non si lamentino fra le quattro mura! Basta con l’ipocrisia del silenzio, per favore, non continuiamo a farci dell’altro male!

  4. Donatella e Dario Autieri

    Oggi il nostro parroco ha parlato della barbarie inflitta al bambino inglese Alfie Evans: non doveva farlo? E chi sono gli altri per dirlo? Da quale pulpito o con quale autorità? Quella di un nuovo totalitarismo ideologico che vorrebbe zittire tutti per passare sotto silenzio nuove forme di omicidio istituzionalizzato? Può sembrare che questo tema sia distante da quello delle elezioni, eppure non lo è: la situazione in Molise è giunta ad un punto tale che tacere significherebbe solo continuare a fare del male a questa terra. Non riconoscere che i molisani non hanno voluto cambiare pagina e hanno preferito la formula dell’usato garantito significa estraniarsi dalla realtà e vivere su un altro pianeta. I prelati sono e devono essere coscienza critica di un popolo: sono chiamati a vivere nella società come i privati cittadini e dunque sono tenuti a denunciare ciò che non va, alla pari di questi ultimi. Allora Don Pino Puglisi e Don Giuseppe Diana non dovevano alzare la voce contro la criminalità organizzata? Anche Cristo si è scagliato contro ciò che non andava, e lo ha fatto apertamente, per esempio quando ha scacciato i mercanti dal tempio, a cui ne ha cantate quattro. Siamo SENTINELLE in quanto cristiani, quindi non possiamo sdoppiarci tacendo.

  5. Antonella Orsini

    Anche monsignor Camillo Cibotti, vescovo di Isernia-Venafro, ha sottolineato l’assenza di ricambio nell’esito delle regionali, e lo ha fatto pubblicamente. Ha anche detto che i vescovi faranno da pungolo verso l’esecutivo perché attui le riforme sperate. Dove sarebbe l’onta? In una distorta visione della realtà che sta annebbiando le coscienze. Uomo -qualunque sia il tuo ruolo in società- non perdere mai la tua coscienza critica.

  6. “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola” (giudice Giovanni Falcone).

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