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Bilancio regionale, solo tagli

Il governo regionale ha confezionato il Bilancio 2017 ed ha avviato le cosiddette consultazioni: un rituale ormai consunto e privo di incisività, da esaurire tra l’altro in pochi giorni. L’elenco degli inviti è sempre lo stesso, uguali gli interlocutori, medesimi gli esiti. Le critiche  – se ci saranno – verranno accantonate; le adesioni – che ci saranno – faranno da supporto. Il Bilancio 2017 è l’espressione concreta della limitatezza dell’orizzonte programmatico e, per obiettività dobbiamo dirlo, della limitatezza delle risorse finanziarie. La mungitura fiscale è alla fase estrema. Siamo i più tartassati d’Italia e i meno assistiti. Per questo facciamo notizia.  La rassegnazione è uno stato d’animo largamente diffuso, soprattutto nella categorie sociali in cui la Regione non riesce a creare uno stimolo, a sollecitare una reazione, a indicare una via d’uscita.  Pensiamo alla massa giovanile che rimpolpa anno dietro anno il tasso regionale di disoccupazione (il più alto in Italia); pensiamo alla stato d’indigenza di migliaia di famiglie e a quelle che s’avviano a diventarle. Le consultazioni a Bilancio chiuso sono una presa in giro.  Rispecchiano il punto di vista di chi governa e non di chi è governato che la parola dovrebbe averla prima e non dopo, a scelte fatte. I 97mila molisani  tra i 15 ed i 65 anni che non lavorano chi li rappresenta? Chi se ne fa carico? Con quale strumento democratico possono esprimersi e farsi valere nella programmazione e nell’uso delle risorse finanziarie? Loro non sono invitati alle consultazioni né avranno mai coscienza di cosa gli riservi il Bilancio regionale che, lo ricordiamo, è il mezzo col quale rispondere alle urgenze e alle necessità del popolo molisano. Ci sono i sindacati, è vero; ma non tutti hanno la volontà e la capacità di svolgere un’azione preventiva nei confronti degli amministratori regionali per indurli ad accogliere proposte e suggerimenti. Fa eccezione la Uil, certamente. Infatti è il sindacato che al rito delle consultazioni oppone una contrasto chiaro e inequivocabile. La segretaria regionale Tecla Boccardo ha parlato. Al solito con estrema puntualità e valide argomentazioni, bollando il Bilancio 2017 privo di provvedimenti per migliorare il lavoro e l’occupazione, privo di un pur minimo abbozzo di un nuovo modello di sviluppo, di una vera politica industriale, di politiche attive per il lavoro e della formazione, di provvedimenti per rendere efficiente la struttura pubblica e il suo rendimento. Il Bilancio 2016è stato un fallimento: il Bilancio 2017 è il suo ricalco.  Pertanto, tagli e ancora tagli: ai servizi, alla sanità, al finanziamento dei Livelli essenziali d’assistenza (Lea), alle politiche sociali, all’istruzione, al trasporto pubblico locale, al turismo alle politiche giovanili, allo sviluppo sostenibile e alla tutela del territorio e dell’ambiente, all’edilizia abitativa. La piattaforma su cui si spera di poggiare un minimo di prospettiva di rianimazione socioeconomica è quella che fa riferimento alle risorse europee: un corpo a sé, con meccanismi, tempi e procedure propri. Con obiettivi mirati a favore di ben individuate categorie economiche (si sapranno mai quali e quanti sono gli investimenti privati in questo Molise costantemente al bocchettone dell’assistenzialismo? – ndr) e gestori estranei alla tessitura  armonica della coesione territoriale. La Boccardo ha confermato di essere portatrice di un modello sindacale moderno, incisivo, propositivo e all’un tempo ragionevolmente critico, peraltro svincolato da interessi o pregiudizi politici. Va considerata una risorsa del Molise e per il Molise, soprattutto qualora dovesse covare anche la  prospettiva di trasferire le sue prerogative nell’amministrazione della cosa pubblica. Ancora sul Bilancio 2017: il consigliere (ex Pd) ed ex assessore della giunta Frattura, Michele Petraroia, nel corso dell’audizione cui ha preso part, è riuscito a spuntare l’accoglimento di un suo emendamento:  l’inserimento di una disposizione aggiuntiva rivolta a risolvere i problemi di gestione dei Centri per l’impiego e delle Politiche attive del lavoro.

Dardo

 

 

 

 

Di Dardo

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