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Bilancio regionale, povertà finanziaria e dialettica

Maratona notturna a Palazzo D’Aimmo. N’è valsa la pena. A maggioranza, sono passati il Documento di economia e finanza regionale (Defr); la proposta di legge di iniziativa della Giunta regionale concernente le disposizioni collegate alla manovra di bilancio 2017-2019 in materia di entrate e spese; la legge di stabilità 2017, e il Bilancio di previsione pluriennale per il triennio 2017-2019. Nel Defr è stato immaginato il Molise ideale, quello in cui viverci sarebbe un  premio alla vita. Per averlo, gli amministratori regionali del centrosinistra nel 2017 punterebbero su tre obiettivi: il rinnovamento della Pubblica Amministrazione; lo sviluppo economico; e una diversa e migliore qualità della vita. A rifletterci, tre banalità. Sono decenni che lo dicono e sono decenni che non ci riescono, per cui la Pubblica amministrazione molisana è tra le peggiori in Italia; lo sviluppo economico è una chimera, e la qualità della vita è sempre più bassa, per via dell’inquinamento atmosferico, della dissipazione dell’acqua, del consumo sconsiderato del terreno e della manomissione del territorio con le discariche, le pale eoliche e la speculazione edilizia. La giunta Frattura, con l’avallo del consiglio (a maggioranza), ritiene di riuscirci razionalizzando la spesa per il funzionamento degli uffici, creando ambiti ottimali per la gestione delle funzioni e dei servizi, investendo nell’innovazione, diversificando la produzione, assecondando le vocazioni naturali per armonizzare il territorio, renderlo accessibile e, possibilmente, modernizzarlo. Sullo specifico della qualità della vita, l’intento non è da meno, anzi è decisamente pretenzioso. Volendoli credere, gli amministratori regionali del 2017 annunciano e promettono un sistema sanitario potenziato qualitativamente (Sic !- ndr) e con una forte propensione in favore dei servizi socio/assistenziali distribuiti sul territorio; azioni e interventi per la valorizzazione del tempo libero (per attutire l’inedia dei giovani disoccupati e dei cassaintegrati – ndr); mettere in essere politiche della concorrenza e il lavoro professionale, con l’utilizzo di strumenti per investire sulle competenze, sull’istruzione e sulla formazione permanente; integrare i diversi tipi di trasporto pubblico locale (specie con l’aiuto di Trenitalia! – ndr); produrre azioni per l’inclusione sociale, attraverso il potenziamento degli strumenti a sostegno delle categorie deboli e attraverso l’utilizzo delle risorse naturali difficilmente rinnovabili, e sviluppando tecnologie innovative in tema di energia, rifiuti, ambiente e conservazione del territorio, tali da confezionare il “Molise della sostenibilità”, il Molise che non spreca (!).  Con la legge di stabilità è stata fatta un’azione di pulitura del sistema amministrativo e gestionale: modificate, rifinanziate e abrogate varie leggi regionali, e sancita la riduzione dei posti dei dirigenti apicali (meno generali e più soldati).  Per ciò che concerne le “disposizioni collegate alla manovra di bilancio 2017-2019 in materia di entrate e spese, sono stati previsti  adeguamenti in materia di caccia, pesca, raccolta funghi, turismo rurale e gestione degli impianti termici. Competenze una volta, prima del disastro della legge Delrio, delle Province. Prevista anche una modifica in materia di società partecipate nell’ottica di contenere la spesa e migliorare i servizi.  Dulcis in fundo, il “Bilancio di previsione pluriennale della Regione Molise per il triennio 2017-2019”. Un compendio (assolutamente improbabile) del Defr: con 144.974.423 euro c’è poco da immaginare azioni e interventi in profondità sul tessuto economico e produttivo, sulla programmazione, sul miglioramento delle condizioni di vita dei molisani. Ma tant’è. Pare vogliano provvedere facendo la lotta all’evasione (!), moderando le spese e levigando gli enti strumentali e le società partecipate. Un mucchio di declinazioni al futuro, come del resto lo sono state le leggi di stabilità e i Bilanci pluriennali precedenti. Basta rileggerli. Una notte stanca, quella del consiglio e dei consiglieri. L’inutilità a discutere  il pacchetto delle proposte economico/finanziarie e programmatiche è stata sancita dall’esiguo numero degli interventi (Niro, Petraroia, Fusco Perrella e Manzo) e dalla leggerezza delle critiche (Scarabeo, Iorio, Sabusco, Fusco Perrella, Manzo e Federico). Nel clima ovattato di Palazzo D’Aimmo, comunque un mattatore: Vincenzo Niro con 5 ordini del giorno, alcuni approvati all’unanimità, altri a maggioranza. Un consiglio regionale astretto nella pochezza delle risorse finanziarie e della povertà dialettica di chi lo amministra. E’ il Molise che va.

 

Dardo

 

 

 

 

 

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