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Aree di crisi e prospettive di sviluppo per il Molise

Un sindacato, la Cgil, molto prossimo alla sinistra politica e spesso in funzione di cinghia di trasmissione  di quel pensiero e di quel  volere, ha deciso di occuparsi direttamente, e da vicino, sul luogo dove le prospettive della ripresa economica del Molise hanno i maggiori presupposti (vale a dire nell’area di crisi industriale complessa che va da Boiano a Pozzilli e a Venafro). Ha deciso che oggi 16 marzo si parli delle aree di crisi e delle prospettive di sviluppo senza il cappello della Regione ma unicamente con il personale sindacale e il mondo del lavoro (meglio sarebbe dire il mondo della sott’occupazione e della cassa integrazione) e che ne parlino Franco Spina (segretario regionale del Molise della Cgil), i lavoratori e le lavoratrici, le associazioni e i sindaci, prima di lasciare la parola conclusiva al Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, personaggio che raccoglie adesioni e compiacimento al suo modo di essere diretto, trasparente e coerente nella difesa del lavoro e dei lavoratori, nonché interlocutore accreditato presso i poteri economici per queste sue qualità. L’incontro è coordinato da Sandro del Fattore, segretario generale Cgil Abruzzo e Molise.  Finalmente, viene da dire, una iniziativa forte di contenuti, estranea ai tatticismi politici ed elettoralistici della giunta regionale che del Patto per lo sviluppo del Molise ne va facendo un libro da leggere lentamente, una pagina alla volta, come meglio può convenire per fare demagogia, per promettere e, purtroppo, per … non fare niente. Finalmente saranno i protagonisti veri, quelli che sul rilancio dell’economia fondano la loro aspettativa di vita, a svelare come stanno le cose, ciò che s’è fatto e ciò che bisogna ancora fare per avviare la macchina degli investimenti e della ripresa economica. Finalmente, almeno da Landini lo si può scommettere, sentiremo parole inequivocabili sulle cause della crisi economica e produttiva, sul modo improprio con cui sono state affrontate, sui danni generati dalla politica del rigore e dei tagli indiscriminati. L’excursus sarà certamente a largo raggio, fino a comprendere i dati specifici, i problemi e le cause che  nel Molise, più che altrove, hanno determinato la perdita di migliaia di posti di lavoro, la chiusura di fabbriche e di opifici manufatturieri, una notevole accentuazione del precariato, della sott’occupazione e del ricorso, là dove è stato possibile, agli ammortizzatori sociali.  Non mancheranno le critiche ad una classe politica che negli ultimi cinque anni di governo non ha tirato fuori un progetto, una proposta, una soluzione con cui tentare di ridurre o quantomeno contenere gli effetti deleteri della crisi; la stessa classe politica che non riesce ad accelerare i protocolli relativi agli interventi che già sono possibili nell’ambito del Patto per lo sviluppo del Molise, dell’area di crisi industriale complessa, e dei vari fondi europei (2014/2020). Altrettanto certamente saranno individuate e portate alla luce, in prospettiva di un miglioramento, le possibilità che sono state riservate al Molise per rimettere in moto l’economia locale e la ripresa della produzione agroalimentare, del tessile e dell’automotive. Luci e ombre di una situazione che assegna al Molise la parte più bassa della sua storia di ventesima regione d’Italia, spingendo non pochi critici e “costituzionalisti” ad esprimere dubbi sulla sua identità di regione e sulla opportunità, invece, di aggregarla ad altra realtà territoriale, tanto, e purtroppo vistosamente declamati dai dati statistici, sono i vuoti amministrativi, le carenze nei servizi essenziali, le insufficienze gestionali e programmatiche da renderla una regione priva di significato e di futuro. Conoscere il punto di vista del sindacato e del segretario nazionale della Cgil, potrebbe rivelarsi oltre che opportuno, necessario per qualsiasi altra occasione di dibattito. L’appuntamento è per oggi 16 marzo alle ore 9,30 presso l’auditorium della Casa di ricovero dei Santissimi cuori di Gesù e Maria in località “Terre Longhe” di Boiano. Oddio, una location meno compassionevole non avrebbe guastato.

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2 commenti

  1. Arianna Di Biase

    Landini è uno dei pochi sindacalisti che parla per soggetto, predicato e complemento, che è molto realista, che fa sfilare i suoi ragionamenti come pochi sanno fare, e che parte da situazioni concrete, anche perché è stato il primo a vivere in certi ambienti lavorativi. Bisognerebbe non sottovalutare quello che dice, perché è molto sensato, e nient’affatto basato su un’ideologia astratta piuttosto che su mere linee di principio. Per esempio, lui sostiene la bontà di alcuni modelli aziendali tedeschi. Mi dispiace che abbia lasciato la FIOM-CGIL, però mi consola il fatto che sia ancora nel settore e possa dispensare perle di saggezza. Lo ascoltino un po’ tutti e si tolgano dalla testa che debba esserci per forza contrapposizione tra sindacati e aziende!!

  2. Gianpaolo Libertucci

    Io so solo che se non fosse intervenuto il sindacato, o per meglio dire la triade Cgil – Cisl – Uil, la nostra azienda avrebbe trasformato decine di contratti full time in part time, con le debite ripercussioni non solo sulla retribuzione ordinaria, ma anche su Tfr, incentivi, ferie e permessi. Aborro quel centrodestra che ha fatto di tutto per demonizzare e poi spaccare le forze sindacali, così come biasimo quel centrosinistra che ne ha messo alla berlina una in particolare, ritenendola troppo “berricadera”. Non dimentichiamo mai che in Italia gli imprenditori possono fare il bello ed il cattivo tempo perché di controlli e sanzioni ce ne sono ben pochi, e rispolveriamo la memoria nel pensare al recente caso della Embraco-Whirlpool in provincia di Torino: dato che non c’è, dalle nostre parti, una legge che imponga alle aziende straniere la restituzione degli incentivi di Stato piuttosto che il pagamento di penali, ecco che queste decidono di smontare le tende in quattro e quattr’otto. Bisogna lottare per cambiare questo vergognoso stato di cose!!!

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