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Anno accademico rinviato, l’ora delle polemiche

In queste ore, polemiche ci sono per il secondo annullamento dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’università del Molise per l’indisponibilità del ministro, Di Maio. Polemiche, si diceva, perché è stato sottolineato come l’inaugurazione poteva aversi e basta anche senza la presenza del ministro. Dall’università si sostiene, invece, che per questioni istituzionali sarebbe stato difficile procedere senza l’ospite, pure, invitato. Sta di fatto che le polemiche devono spingere, invece, a riconsiderare la questione della presenza dell’università sul territorio regionale. Per troppo tempo, infatti, lasciata ai margini del dibattito pubblico e dei fondi da assegnare per una piena collaborazione.  Per il Molise, poi, l’università ha rappresentato tanto e potrebbe conoscere nuovi margini per sfruttare appieno le potenzialità inespresse, per valorizzare il capitale umano formatosi attraverso l’inclusione del contesto territoriale e sulla coltivazione delle strategie con esso. Seppure, attraverso l’idea di una pianificazione di un’agenda pubblica, condivisa e partecipata dalla comunità locale che, purtroppo, per diversi anni è mancata.  L’università, quindi, agente di cambiamento sociale riscoprendo un ruolo prioritario e strategico. Una polarità strategica che riguarda, oltremodo, il compito di supporto e di cooperazione dello sviluppo locale. Produrre formazione, progetti, conoscenza significa garantire il necessario incubatore di sviluppo locale. E’ questa la sfida che si pone. E il territorio, e le istituzioni locali non possono fare finta che l’università del Molise non c’è o è a mezzo servizio. Bisogna rafforzarla e sostenerne le ragioni dell’esserci.

Di admin

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2 commenti

  1. Mariella Mastroberardino

    In tanti decantano questa Università e la sua presenza sul territorio ma, pur essendo voce fuori dal coro e non avendo alcun problema ad esserlo, sono convinta che non avrebbe dovuto essere istituita in una realtà esigua come il Molise. L’unica facoltà che avrebbe potuto costituire un trampolino di lancio, con laurea specialistica e master di alto livello fatti in collaborazione con università del Nord Italia che spiccano nel campo, è quella di Agraria: si sarebbe dovuto partire dalle specificità del territorio per fare un discorso proficuo con l’istituto superiore di Agraria del capoluogo, intessere un dialogo volto a creare figure professionali che avrebbero dato il loro contributo fattivo per lo sviluppo della tanto emarginata agricoltura. Se proprio ci si doveva spingere oltre, si sarebbe potuta creare una laurea specialistica di Lingue Straniere, ma fatta con i connotati, non come viene impostata nella maggior parte degli atenei italiani, dai quali si esce parlando stentatamente l’inglese! Il resto -in primis Giurisprudenza- non ha ragion d’essere, avendo noi sedi vicine o molto vicine in cui poter svolgere determinati studi. Pensateci un attimo: nonostante l’Università, Campobasso sta perdendo abitanti. Significa qualcosa per voi o no?

  2. La presenza di un ministro non credo che aggiunga niente alla validità o meno di un ateneo. Sono i corsi che danno lustro e soprattutto le competenze che riescono a trasferire agli studenti, perciò più che un ministro all’inaugurazione servono ottimi docenti e serietà di esaminatori per non dare titoli poco appetibili nel mondo del lavoro

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