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ANFITEATRO DI LARINO LA LAPIDE RITROVATA

di Napoleone Stelluti

Nonostante sia in pensione da tempo continuo a coltivare le mie passioni , recandomi quasi giornalmente  alla Biblioteca Comunale di Larino a far visita agli amici che ancora vi lavorano. E magari succede che incrocio qualche studente laureando che deve fare ricerche per la sua tesi di storia locale , per cui mi presto volentieri a fornirgli tutti i riferimenti bibliografici necessari. Infatti pochi giorni fa ho conosciuto lo studente Pierluigi Petrucci da Rotello che deve laurearsi in Architettura a Pescara, con una tesi riguardante Casa Calvitti costruita sui resti dell’Anfiteatro romano di Larino. Pierluigi dopo aver consultato tutti i libri che citano il Calvitti, li prende in prestito e torna a Rotello , io nel frattempo faccio mente locale sui libri che ha consultato e mi accorgo che non era passato sul volume di Eugenio De Felice “LARINVM” Firenze 1994 nel quale alle pp.74-75, cita il Magliano a p.87 nota “c” “Questa casina fu costruita da Andrea Moro napoletano;passò poi al Barone Piccirillo e rimase poi diruta fino ad una quindicina di anni orsono. La famiglia Calvitti l’ebbe in anfiteusi dal Barone Castelli, divenutone proprietario, e la riedificò”.Un ulteriore precisazione cronologica è ora possibile in seguito al recente rinvenimento di un’interessante iscrizione su lastra di calcare,il cui testo fu fatto incidere dallo stesso Andrea Moro:”Heic, unde olim gladiatores in arenam descendebant, urbanam villam, ad anumum civili bus studiis levandum, sibi et suis Andreas Morus, iurisconsultus, a solo aere proprio condidit. Anno Domini CICDCCLIII”.

Successivamente lo chiamo a telefono e gli dico di consultare il libro e nota suddetta sulla copia del mio volume, che posso mettergli a disposizione. Torna a Larino e dopo di che inizia la ricerca a caccia della lapide in questione, sia presso il Villino Calvitti che presso la Soprintendenza Archeologica, ma con scarsi risultati. Infine suggerisco lui di chiedere allo stesso Eugenio De Felice dove si può reperire l’iscrizione il quale, a sua volta non ne è a conoscenza e dice di rivolgersi ad Angela Di Niro o a Paola de Tata, che  scrissero dei saggi in merito. Insomma passa la notte e al mattina prendo la mia raccolta di diapositive e mi metto con pazienza e accuratezza a visionarle una ad una, infine ecco che spunta la lapide e subito chiamo Pierluigi e glielo dico, “PERFETTO” è la sua risposta. Poi strada facendo nella memoria ecco un flash, ricordo di averla portata dall’Ara Frentana ( lì collocata insieme ad altri reperti ed altre lapidi da Ernesto De Rosa intorno al 1930)  al Comune presso il Museo Civico nel lontano 1983 ( a tal proposito vedi le foto della operazione a p.28 del mio ultimo lavoro “Dedicato a Bartolomeo Preziosi”). In conclusione vado al Museo Civico e rintraccio la lapide, la fotografo  e la mando via email subito allo studente il quale  esulta ulteriormente per il ritrovamento. Nella sostanza faccio i miei complimenti a Pierluigi per il suo lavoro e per avermi dato l’opportunità di ritrovare la lapide che ora deve essere ricollocata necessariamente sulla facciata del Villino Calvitti (dove era in origine) ad opera spero del Comune di Larino e della Soprintendenza Archeologica del Molise .Riuscirà l’impresa? Speriamo che la vicenda abbia un buon esito e felice compimento. Evviva ancora Larino!

 

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Io sono figlia di un larinese e ho legami particolarmente forti con il paese frentano. Ritengo che il suo anfiteatro viva attualmente al di sotto delle sue potenzialità perché non ci sono programmi seri e continuativi che coinvolgano le scolaresche dell’intera regione ed iniziative teatrali o più ampiamente culturali nella bella stagione. Abbiamo perle che non riusciamo ancora ad inserire nel panorama dei gioielli nazionali. Tutti possono fare di più!

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