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Ancora perdita di tempo e lungaggini burocratiche intorno al Patto per lo sviluppo del Molise

Il Patto per lo sviluppo del Molise, la cui dotazione finanziaria è ragguardevole (ammonta a 727,70 milioni di euro, di cui 378 a carico del Fsc – Fondo di sviluppo e coesione 2014-2020), più che generare sviluppo economico e occupazione, sta generando organismi, strutture organizzative (interne ed esterne alla Regione), nuclei di valutazione, insomma soluzioni che chiamano in causa svariati soggetti ed elementi, ai quali il Patto certamente riserverà spazi di manovra e di potere, e un congruo ristoro finanziario. Alla giunta regionale pare che questo andamento (lento) della messa in opera del Patto vada bene, caschi a meraviglia, dandole la possibilità di allungare il brodo, di tenere sulla corda il sistema produttivo, di generare aspettative (e guadagni), ma il tutto da crearsi e formalizzarsi a ridosso del voto per il rinnovo della presidenza e del consiglio della Regione Molise. Nel frattempo, come diciamo, del Patto si provvede alla parte amministrativa e organizzativa (la giunta regionale tra le sue fatiche ha incluso la individuazione dei dipartimenti e dei servizi regionali direttamente coinvolti nelle attività di gestione e attuazione degli interventi prossimi venturi del Patto), lasciando alle forze sociali il compito di auspicare il futuro, alle categorie imprenditoriali e produttive di prefigurare lo sviluppo, e alle gerarchie ecclesiali di sollecitare equità e solidarietà. Il coro a più voci difatti sta alimentando le pagini dei giornali locali, i salotti delle Tv private, i telegiornali  di Rai3 regione, e la rappresentazione nel suo insieme concorre ad anestetizzare le coscienze (e i diritti) dei giovani disoccupati, dei cassaintegrati, dei sotto occupati che sono il substrato sociale del Molise statisticamente posizionato agli ultimi posti in Italia. Nessuno che alzi la voce, che pretenda si acceleri il passo, che si mettano a frutto e a regime le risorse disponibili dal 26 luglio 2016, cioè che il Patto si traduca in opere pubbliche e investimenti.  Ci vorrà tempo. La Regione è ancora alle prese con la propria capacity building e la governance delle risorse finanziarie. A tal proposito, solo il 22 novembre ha deliberato di affidare a Gina Ianieri, a Fiorella Di Iorio e a Stefania Berardinelli la valutazione della congruità economica dell’offerta progettuale di “Assistenza tecnica per l’attuazione del Patto per lo sviluppo del Molise” elaborata da Formez PA (Pubblica Amministrazione). Va detto che Formez PA è organismo “in house” al Dipartimento della Funzione Pubblica e, per una sorta di proprietà transitiva riconosciuta dalla Commissione europea fin dal 2010, lo è per anche per le Regioni. Formez PA ha già collaborato con la Regione Molise nell’ambito di interventi finalizzati al rafforzamento della capacità istituzionale e di assistenza tecnica su vari altri programmi regionali. Pertanto, è da ritenere che la proposta di cui sopra corrisponda alle stesse necessità di supporto fornite finora. Viene spontaneo chiedere a che titolo, per quale specifica competenza, con quale motivazione tecnica/amministrativa e protocollare si sia reso necessario incaricare le tre dipendenti regionali a valutare la proposta di Formez PA, avendo il Dipartimento della Funzione Pubblica resa valida e operante la scheda/progetto “Assistenza tecnica per l’attuazione del Patto per lo sviluppo della Regione Molise” della durata di 24 mesi e per  l’importo complessivo di 2 milioni di euro? Un surplus? Un’aggiunta di burocrazia e di perdita di tempo? Per non dire della notevole responsabilità assegnata a una terna interna dell’organigramma regionale, senza l’indicazione della specificità delle competenze abilitative che la giustificassero.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Aspetta e spera che già l’ora si avvicina…

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