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AMMINISTRAZIONI E POLITICA: BASTA CON LA “VAIASSEIDE”!

 

di Claudio de Luca

 

Sin dalla seconda metà del secolo scorso, il Molise primeggiava nella realtà meridionale grazie alla lievitazione del proprio sviluppo economico, sociale e civile, favorito dall’atteggiamento riformistico coltivato sia dalle forze di maggioranza che da quelle di opposizione. Oggi questo ‘tapis roulant’ sembrerebbe immobile e che una parte nuova della popolazione si avvicina all’amministrazione benché priva di rudimenti, quali che siano, operando uno iato con chi l’ha preceduta e ponendo in primo piano una sorta di ‘bricolage’, privo di ogni progetto a lungo termine. Presentemente, lo spartito-Molise viene suonato da personaggi rissosi e poco concludenti che si affannano soltanto a delegittimare l’avversario (interno od esterno che sia). E ciò accade proprio quando l’assetto corretto dovrebbe essere quello per cui chi abbia vinto le elezioni rimanga legittimato a governare mentre chi le abbia perse debba rispettare il proprio ruolo di minoranza costruttiva, interna od esterna che sia. Insomma, all’interno di un sistema i ruoli devono essere sempre rispettati per la legittimazione che deriva dalla investitura popolare. Ridurre la contrapposizione ad una vaiasseide quotidiana vuole dire non sapere più incarnare quell’aspirazione riformistica secolare che aveva fatto della 20.a regione la cosiddetta piccola Svizzera del Meridione peninsulare.

Perciò occorrerebbe che tutti riprendessero  a cimentarsi soltanto sui reali problemi della società locale, cosicché il rituale riformismo di fondo molisano non lasci spazio ai conservatorismi fini a sé stessi o ai clientelismi di area. Quando un politico abbia difronte un problema serio, di forte impatto sull’intera società locale, deve cercare sempre di inquadrarlo con l’obiettività e con la lungimiranza che esso merita. Incorrerebbe in un gravissimo errore di prospettiva chi avesse a servirsi della dissidenza interna per improntare una riforma in un senso o nell’altro. Perseverare in un comportamento così poco costruttivo, provocherebbe soltanto brutti pensieri nell’elettore e precostituirebbe la pubblica opinione a non scordare una strumentalizzazione tanto evidente, annacquatrice di un riformismo serio e meditato. Sarà evidente, allora, che questa sorta di riforme, immerse in un brodo di cottura di giuggiole, rappresenterebbe la colpa storica dell’attuale classe politica al cui interno i mestatori riescono a prevalere sui costruttori.

Anni addietro un Assessore comunale frentano usava dire che in una società vi sono tre categorie di persone: i politici, i politicanti e gli “accattoni”. Ebbene, se questo è vero, l’elettore impari a capire quale ruolo potrebbe potenzialmente incarnare chi, dopo di avere messo le ali, grazie a favorevoli elezioni, si presenti per rappresentare la gente molisana. Fare politica è una cosa tremendamente seria. Una ‘polis’ deve crescere continuamente. Se ciò non avviene, vuol dire che il nostro fiduciario ha fallito; ed i corregionali dovrebbero intendere che non si può votare per gente che impari subito a volare, improvvisandosi Sindaco, Assessore o Consigliere da un giorno all’altro, ma solo per soddisfare la propria brama di potere. Una volta, quando i partiti rappresentavano un punto fermo nelle varie comunità, chi avesse voluto impegnarsi in politica doveva affrontare una sorta di “cursus honorum”: doveva iscriversi alla sezione, frequentarne attivamente i locali, farsi eleggere nel Direttivo e tendere ad assumere la Segreteria. Soltanto alla fine si poteva aspirare ad una candidatura che, rigorosamente, lo avrebbe fatto diventare Consigliere, Assessore, Sindaco, Consigliere regionale e Deputato. Invece, oggi, un cacicco di Destra, di Sinistra o di Centro (ammesso che tali possano definirsi), nel tentativo affannoso di soddisfare il bisogno di predominare, monta subito una lista con il suo bel cognome sul simbolo e trova pure l’adesione dell’elettore sprovveduto (o sin troppo interessato ai “benefit”) e ci ritroviamo con primi cittadini incompetenti. Se questo avviene nel chiuso dei gusci municipali, figurarsi ai livelli istituzionali più alti! Perciò, il cittadino contribuisca a votare bene, magari per “politici” non putativi. Attenti ai “politicanti”, allora; ma soprattutto guardatevi dagli “accattoni della politica” che intendono solo fare carriera col vostro aiuto.

Di Giuseppe Saluppo

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