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Da almeno 15 anni dal Comune di Campobasso non esce un progetto che uno

Se non fosse che gli edifici scolastici di Campobasso, tranne i due o tre plessi costruiti con la legge antisismica in vigore, sono tutti esposti alla vulnerabilità del terremoto, il consiglio comunale, i gruppi politici, i singoli consiglieri non avrebbero di che parlare, di che farsi protagonisti, di che richiamare l’attenzione dei media su se stessi. L’amministrazione ha consegnato il suo programma elettorale, poi l’ha chiuso nel cassetto e amen. Del contenuto, a tratti pretenzioso, nemmeno un accenno. Non un opera, una strada, una piazza, una struttura pubblica da quando s’è insediata. Sta seguendo, e forse riuscirà a vederne la fine, il sottopasso di Via Mazzini (iniziato nel 1992) e il completamento della tangenziale Nord (iniziata qualche anno dopo). Di autonomo, sono almeno 15 anni che dal Comune di Campobasso non esce un progetto. Che uno. L’encefalogramma comunale è piatto. Al punto da non essere stato in grado di registrare la promessa della sede regionale per fare del capoluogo un’entità funzionale, eliminando la diaspora degli uffici regionali sul territorio, e creando un meccanismo capace anche di alimentare l’economia  locale. Questi i punti cardini del concorso internazionale d’idee di cui non si hanno anni notizie da circa due, né la curiosità del perché sia abortito. Gli stimoli a saperlo sono venuti meno, e non avrebbero dovuto, finanche al collegio dei revisori dei conti, ai quali dovrebbe essere stato spiegato perché spendere 50 milioni di denaro pubblico senza uno scopo e, peggio ancora, alla Procura della Corte dei Conti. Siamo il Molise, che non a caso tanto anima e solletica la verve dialettica e la vis polemica del presidente del consiglio dei ministri, l’ineffabile Matteo Renzi. Va da sé che nel deserto d’iniziative, di programmi, di progetti e d’investimenti, la sicurezza  delle e nelle scuole faccia saliscendi nell’aula consiliare  a seguito degli episodi tellurici, di cui quello che nel 2002 ha fatto crollare la copertura della scuola elementare Iovine di San Giuliano di Puglia causando la morte di 27 bambini e della maestra che li teneva a lezione e, recentemente, lo sciame sismico che ancora tiene in allarme gran parte delle Marche, dell’Umbria e dell’Alto Lazio. All’onda simica segue inevitabilmente l’onda emotiva, e a Campobasso gli amministratori comunali nelle settimane scorse  ne hanno fatto oggetto di una esplosione di umori, considerazioni, valutazioni e riflessioni riaprendo il capitolo della sicurezza, solo formalmente chiuso, ma sostanzialmente aperto, la cui lettura è in atto da lustri senza mai arrivare a un punto fermo, a una puntualizzazione sullo stato di fatto, sugli interventi migliorativi delle strutture che, come abbiamo accennato ci sono stati. Ciò perché alle valutazioni tecniche non è mai seguita un’azione amministrativa che ne spiegasse i limiti, e il perché. Non poteva seguire, non avendo il governo nazionale, il governo regionale e l’amministrazione comunale riassunta una dotazione finanziaria per avviare un serio e progressivo intervento risolutivo. Mancando questo, ecco l’effluvio di chiacchiere, di emotività, di false polemiche, e falsi riscontri. Mesi di contrasti tra l’amministrazione comunale  e i comitati dei genitori; tra l’amministrazione e i consiglieri di opposizione fondati su un’unica certezza: l’impossibilità oggettiva di reperire a breve una soluzione. Poi è stato sufficiente  che l’effluvio di chiacchiere confluisse monotematicamente nell’aula consiliare e in quella sede in un ordine del giorno (condiviso), perché le chiacchiere placassero gli animi e soddisfacessero la visibilità di tanti. Ma sul tema si vogliono ancora chiacchiere, non avendo altro di che discutere. Lo hanno chiesto Pilone e Cancellario. Strano che il sindaco non li sappia accontentare.

Dardo

 

 

Di Dardo

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