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Alla Regione Molise la politica è farsa. Il fritto misto fatto passare per centrodestra

Fintanto i consiglieri regionali non riusciranno a farsi valere nei confronti dell’esecutivo e della dirigenza di vertice , entrambi fortemente connotati di “fratturismo”, abituiamoci a sedute consiliari effimere, ridondanti di mozioni, interrogazioni e interpellanze e avare di argomenti di peso, di programmi, di progetti, di investimenti. Abituiamoci a considerare questa legislatura la fotocopia sbiadita di quella precedente: oggettivamente.  Il presidente della giunta è un mandatario di Frattura;  il presidente del consiglio Micone idem; i dipartimenti più importanti e decisivi sono stati confermati a Mariaolga Mogavero, che ha vissuto per anni nello studio tecnico di Frattura e con lui alla Camera  di Commercio, e a Massimo Pillarella che di Frattura è stato sodale professionalmente e finanche imparentato, seppure alla lontana. Costoro sono i coautori di una delle peggiori gestioni politiche e amministrative mai vissute nei Palazzi D’Aimmo e Vitale, per cui l’elettorato quella gestione l’ha fatta cadere alle urne del 22 aprile 2018, e lo saranno anche per la gestione in corso, avendo ancora da svolgere i programmi, le scelte e gli obiettivi politici e amministrativi che la dissennata azione politica e amministrativa del centrosinistra non è riuscita a realizzare. Toma, al rilievo di Iorio che lo ha impalcato nel ruolo di continuatore di Frattura dopo aver confermato i “fratturiani” Mogavero e Pillarella a capo dei dipartimenti più importanti della Regione (ma è mai possibile essere dirigenti in apparati pubblici senza concorso?), ha controbattuto che la scelta è stata fatta  nel segno dell’esperienza che i due tecnici hanno maturato intorno alle faccende regionali e che il futuro, a suo ottimistico giudizio, sarà fantasmagorico. Gli crediamo. Come abbiamo creduto alla fantasmagoria di Frattura nel mettere in ginocchio l’economia molisana, nel ridurre a pezzi la sanità, nell’anchilosare i servizi sociali essenziali, nel produrre miglia di lavoratori in mobilità e in Cassa integrazione destinati a rimanere tali. Toma, cosa voglia fare di diverso e di nuovo di ciò che ha fatto e detto Frattura, in questo avvio di legislatura non si sa, e nessuno lo obbliga a dirlo. E come potrebbe, non avendo un programma autonomo e autonomia di scelta! I nuovi consiglieri regionali di maggioranza sono per buona parte dipendenti politici degli assessori  Niro (Di Lucente); Cotugno (Cefaratti); Cavaliere (Armandino D’Egidio che, per chi non lo sapesse, proviene dalla segreteria particolare di Frattura); Di Baggio (eletto con Cavaliere in Forza Italia con addosso ancora il marchio del Pd); i due consiglieri della Lega (Romagnuolo e Calenda) hanno da farsi le ossa e nessuna voce in capitolo, invogliate a starsene buone con il coordinatore molisano della Lega Luigi Mazzuto in giunta. In castigo politico, invece, Quintino Pallante e, in condizione di precarietà la Scuncio, che tiene caldo il seggio a Michele Iorio fino a quando a quest’ultimo non gli sarà restituita la titolarità. E solo allora, probabilmente, assisteremo a qualcosa di serio, ad una sistematica puntualizzazione della totale cessione di identità politica e amministrativa di questo fritto misto fatto passare per centrodestra. Gli unici a non avere contaminazioni sono  Pallante e la Scuncio. Si dirà, “anche la Lega”, ma avendo in  giunta Mazzuto, deve seguire la traccia.  Costoro sono i componenti del coro destinato a cantare lo spartito lasciato aperto da Frattura e compagni e, in caso di bisogno (ammesso che Pallante e Iorio facciano le bizze), hanno sempre da aggiungere due tessere al puzzle: Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla. Dopo aver rinunciato all’Autostrada del Molise, allo zuccherificio di Guglionesi, alla Gam di Boiano, alla Ittierre di Pettoranello, a risolvere la mobilità in deroga, cosa possa venire fuori da questo guazzabuglio che abbia i connotati di un interesse collettivo è un rebus che solo il tempo e i fatti che seguiranno potranno risolvere. Di soluzioni che diano lustro agli interessi (politici) personali invece ne vedremo a sufficienza. Ha cominciato l’assessore Niro (uomo di sostanza) facendo sbloccare nella commissione presieduta dal fidato Di Lucente i fondi per pagare le ditte del trasporto su gomma, e inducendo il consiglio a invertire l’ordine del giorno e ad approvare il provvedimento. Nessuno prima di lui. Ed è tutto dire.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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