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E se alla presidenza della Regione venisse eletta una donna?

di Dardo
Il processo di decomposizione della politica regionale, il suo
rendersi sempre più lontana e ostica alla gente comune, il
personalismo esasperato di chi si trova ai posti di comando, la
irrespirabilità dell’aria per assenza di democrazia nelle istituzioni,
stanno aprendo scenari inaspettati. Tra le ipotesi che si vanno
formulando intorno all’esigenza di un rinnovamento che sia tale, e non
la parodia interpretata e realizzata dalla coalizione di
centrosinistra con l’ingaggio, a titolo oneroso, di Paolo di Laura
Frattura prelevato dal suo habitat naturale di imprenditore e
progettista di marca liberale, ne sta lievitando una che se davvero
dovesse lievitare, si proporrebbe dirompente, crac di tutte le storie
e le vicende politiche molisane, tsunami contro ogni forma di
resistenza al cambiamento. Abbiamo una naturale comprensibile ritrosia
ad esporla questa ipotesi, così e semplicemente alla cronaca,
nonostante sia solleticante oltre che ammirabile per la dose di
coraggio, di forza d’animo, di determinazione che esprimerebbe e
significherebbe. Ritrosia, per  non comprometterla, ad offrirla
anzitempo alle manovre destabilizzatrici del potentato dei partiti, ai
cavalli di Frisia che verrebbero predisposti per frenarne l’avanzata
nella valutazione e nel gradimento dei molisani. Il corpo flaccido del
contesto sociale regionale, reso tale  dalla dose quotidiana di
qualunquismo che gli viene artatamente propinato dalle istituzioni e
dal circuito dei media, alla notizia di un possibile mutamento dello
stato delle cose e alle implicazioni politiche, sociali, culturali che
ne deriverebbero, non potrebbe sottrarsi a una inopinata energia che
lo scuota in profondità  e lo renda reattivo. Proviamo pertanto a
darla questa ipotesi, con chiaro benefico d’inventario, ma con un
sotteso, quanto auspicabile augurio che accada. Che accada cioè la
candidatura di una donna alla guida della Regione Molise: sarebbe la
rottura dello schema storico della prevalenza della componente
maschile in politica, patrimonio genetico (oltre che di genere) mai
messo in discussione. Difatti, mai messo in discussione da quando è
stata istituita la ventesima Regione italiana. Ma il mondo cambia, e
(incredibile) ciò vale anche per il Molise. Nel momento in cui la
politica declinata al maschile ha raggiunto il livello più basso, la
sua peggiore espressione, la sua totale incapacità a interpretare la
propria missione di governo, sono le donne a essere “maestre di
pensiero”, leader d’intraprendenza, alternativa alla rassegnazione,
orgoglio dell’appartenenza. Nel Molise, dalla segreteria regionale
dell’Uil Tecla Boccardo n’è un esempio. Catalizzatrice della cronaca
locale e delle residue speranze di dare al Molise una nuova energia e
una nuova identità. Seguita e apprezzata nell’esercizio delle sua
missione  sindacale, dispensa il cronista dall’ulteriore descrizione
delle qualità che al popolo molisano non afflitto dalla dipendenza del
clientelismo politico ne farebbero una candidata credibile, a sostegno
della voglia e della possibilità di cambiamento, di rinnovamento.
Liberare il campo della politica  da giudizi e pregiudizi, renderlo
aperto alla novità, alla comprensione di quanto sia necessario e
produttivo introdurre nello squinternato meccanicismo
politico/amministrativo che da decenni ammorba la società civile e
l’economia, elementi di novità tarati su eccellenti livelli
professionali che includano esperienza e impegno, oltre che capacità
di analisi e di gestione, sarebbe il viatico migliore per sollecitare
una riflessione e, nel caso della Boccardo, a spingerla ad osare, a
provare a creare l’attesa di un cambiamento vero, profondo,
“rivoluzionario e libertario”. Si dirà: la politica squinternata che
sta ammazzando il Molise, per non inabissarsi potrebbe a sua volta
ricorrere allo stratagemma di proporre uno dei suoi volti femminili
presuntamente  estraneo alle camarille, al voltagabbanismo,  ai
rituali del falso consenso, della falsa costruzione d’identità.
Potrebbe. Ovvero tentare di affidarsi, chessò, Micaela Fanelli. Ma
sarebbe l’ennesima patacca rifilata all’elettorato molisano e al
Molise.

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Purché AMI questa regione! Qui non si tratta di essere a favore di uomini o donne, si tratta di avere a cuore il benessere del Molise. Punto.

  2. Forse è il regno delle fate se si pensa che ci sono e ci sono state proposte di legge elettorale in cui si vogliono abolire le “quote rosa” proprio per escludere le donne dalla cosa pubblica….. Ma sarebbe comunque una bella rivoluzione. Bravo! Ha fatto bene a gettare la pietra nello stagno hai visto mai….

  3. Come ha detto Elisabetta, se non si parte dall’amore per la propria regione, non si potrà mai arrivare a lottare per essa e quindi a farla crescere, pertanto chi se ne importa se a guidarla è un uomo o una donna! Le categorizzazioni sono sempre molto limitanti.

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