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“Al congresso nazionale per rilanciare la destra politica”

“Il punto di partenza è la casa comune della destra, ovvero la volontà di riunire i pezzi della diaspora seguita allo scioglimento di Alleanza nazionale. La formazione del polo sovranista ne consegue e punta all’unità del centrodestra attraverso le primarie estese a tutte le forze che si sono schierate per il No al referendum di Renzi. La scelta del sovranismo nasce dalla convinzione che la sovranità nazionale e popolare sia lo strumento fondamentale per governare la globalizzazione difendendo gli interessi popolari”. Così, Carlo Perrella coordinatore regionale di Azione nazionale a Roma per il congresso nazionale del Polo Sovranista dal quale uscirà il nuovo movimento che intende riportare la destra politica alla ribalta dopo la scomparsa di Alleanza nazionale. Il nuovo nucleo, nelle ambizioni aggregatore del centrodestra, ha visto la spinta di Francesco Storace, Gianni Alemanno, Roberto Menia. “In vent’anni la destra ha perso 5 milioni di voti. Noi ci rivolgiamo a tutte queste persone: alla Lega, a Fratelli d’Italia, ai Conservatori e riformisti di Fitto. Non vogliamo essere l’ennesimo cartello elettorale, ma qualcosa di profondamente diverso. La novità è che il centrodestra si riaggrega a destra, e non più al centro – ha detto Carlo Perrella – sulla base di un’idea sovranista della politica, per il presidenzialismo e la solidarietà sociale”. Punto nodale, in un appello rivolto a tutte le forze del centrodestra, non esclusa Fi che però deve chiarire la propria alternatività alla sinistra, è la scelta delle primarie per scegliere il leader.  “A Berlusconi – ha proseguito Perrella – diciamo che anche noi ci auguriamo che un italiano come Antonio Tajani divenga presidente dell’Europarlamento, ma questo non deve essere una magia per consegnarsi a quel Ppe che è una realtà di potere di Angela Merkel. Sulla legge elettorale, a noi va bene il Mattarellum, con le preferenze nella quota proporzionale. Il nostro movimento non praticherà il cannibalismo a destra perché il dato caratterizzante sarà la partecipazione. Le teste non prevarranno sulle idee”.

Di Giuseppe Saluppo

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