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Ai tratturi la Bandiera Bianca

di Giuseppe Saluppo

Ciclico sembra essere diventato l’argomento tratturi. Di tanto in tanto l’argomento torna di attualità.  Di quell’erbal fiume silente, per  dirla con il D’Annunzio, che in Molise rappresentavano la fitta rete stradale di un tempo. Oggi? La civiltà della fretta li ha praticamente quasi del tutto cancellati. Quei pochi tratti rimasti continuano a  scorrere lentamente lungo il Molise interno, decentrato e marginale, lontano dalle capitali, dalle città d’arte e dalle aree industriali; punteggiato di paesi sparpagliati sui colli o sulle prime alture dei monti, paesi “concavi o convessi, allungati, acciambellati, frammentati, appesi al paesaggio”, paesi che s’ingegnano per distinguersi e disegnarsi un ruolo originale. Attraversano frammenti del territorio molisano che non possono sventolare orgogliosamente sulle guide turistiche bandiere Blu o Arancione. Ma solo la bandiera Bianca. Quella destinata ai paesi più sperduti e affranti, a quelli che si sono arresi, in via d’estinzione, i villaggi disabitati, i borghi abbandonati, gli spettri di antiche civiltà, le vittime dei terremoti e dei disastri, le rovine di un mondo sbriciolato nell’oblio. E’ vero, se non fossero stati arati, cementificati, distrutti i tratturi avrebbero rappresentato la testimonianza di un’idea diversa del mondo, il sentirsi parte di un progetto in costruzione, la sperimentazione di nuove forme di rapporto con la gente e la natura. E’ altrettanto vero, però, che non possiamo restare solo a guardare ma avere la forza di reagire a questa caduta in verticale. Allora, si guardi in faccia la realtà. Su quello che resta immaginiamo, programmiamo qualcosa di buono, sensato e ragionevole. Con la speranza di potere fare scrivere un giorno a quanti potranno beneficiare del vero Molise, quello che scrisse il Vate: “Han bevuto profondamente ai fonti alpestri, che sapor d’acqua natia rimanga né cuori esuli a conforto, che lungo illuda la lor sete in via”.

Di Giuseppe Saluppo

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