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Acqua, al centro di un contestato progetto regionale di privatizzazione

 

 

Le Giornate Mondiali a tema (clima, ambiente, acqua …) sono appuntamenti di rilievo per le coscienze degli uomini del Terzo millennio assaliti dalla globalizzazione e dalle deregolamentazioni. Quella che verrà celebrata il 20 marzo, la Giornata mondiale dell’acqua, tra le tante celebrate e da celebrare, è certamente quella che pone la necessità di una partecipazione ampia e corale, e profonda, essendo l’acqua un bene prezioso ma non infinito, cui bisogna riservare la massima cura e attenzione  preservandolo dalla privatizzazione. Bene pubblico per antonomasia, bene per la vita e non per l’economia speculativa. Nel Molise la Giornata dovrebbe avere una risonanza particolare essendo l’acqua al centro di un progetto regionale di privatizzazione (la costituzione dell’Ente di governo dell’ambito corrispondente all’intero territorio  – Egam), contro  cui si vanno battendo alcuni sindaci guidati dal primo cittadino di Campodipietra, ed essendo una risorsa gestita con leggerezza in favore delle regioni contermini, ancorché fatta disperdere impunemente dalle reti idriche di adduzione e di distribuzione. Insomma, un problema di portata sociale, culturale ed economica che deve essere sottratto agli interessi economici dei gestori unici e alle tariffe uniche che sono gli strumenti della speculazione e della esclusione all’acqua delle fasce povere ed emarginate della società. Dell’Egam si tornerà a parlare in consiglio regionale sulla proposta a ricalco di quella indebitamente approvata dalla giunta regionale e bollata dal Tar Molise. Sarà di nuovo scontro con i sindaci che rivendicano l’autonomia e il proprio diritto a gestirla nell’unico interesse delle popolazioni amministrate. Il 20 marzo potrebbe essere utile rimettere al centro del dibattito pubblico il disegno egemone e accentratore, prologo alla privatizzazione dell’acqua, che il governo regionale sta portando avanti su presupposti legislativi nazionali e indirizzi europei speciosamente interpretati, in netta antitesi con l’esito del referendum popolare sulla intangibilità di quel bene. Dell’acqua si prevede dovrà occuparsi anche il consiglio comunale, sebbene su aspetti meno  rilevanti ed esclusivi, ma  ugualmente interessanti, volti ad introdurre l’uso della tecnologia per migliorare alcuni servizi e il contrasto al deleterio fenomeno della dispersione idrica.

Abbiamo usato il condizionale, essendo ancora in “nuce” la proposta della lettura telematica del consumo idrico familiare, che il consigliere del gruppo Udc all’interno della maggioranza di centrosinistra a Palazzo san Giorgio, Michele Ambrosio, s’è riservato di sottoporre alla commissione “innovazione tecnologica” per poi passarla al consiglio. Dice e riflette Ambrosio: “Nell’era digitale, mentre altre realtà entrano a pieno titolo nel “sistema” di città intelligente, a Campobasso l’amministrazione comunale va a “ripetizione”, nonostante le attuali tecnologie consentano la telelettura dei consumi idrici così come già avviene per l’energia elettrica e il gas. L’evidenza si registra in modo particolare quest’anno, dato che la fatturazione delle circa 30mila utenze cittadine non è stata eseguita attraverso la lettura del contatore rilevando il consumo effettivo, ma su dati storici che, stante l’avviso dell’Ufficio tributi, potrebbero generare contestazioni e rettifiche, e i cittadini chiamati a fare da letturisti.

Un onere, la lettura dei contatori, che ogni anno costa all’amministrazione comunale 30mila euro (dal ,  a causa dell’obbligo di due letture all’anno, raddoppierebbe). Un onere che potrebbe essere ammortizzato dalla sostituzione degli attuali contatori con quelli di nuova generazione abilitati alla telelettura, a carico del comune o finanziati all’interno di progetti smart city.

Un sistema che oltre a garantire un servizio puntuale ai cittadini, consentirebbe diversi benefici nella gestione in tempo reale dei dati, e la ottimizzazione delle risorse umane al contrasto alla dispersione idrica, fenomeno che costa ai cittadini circa un milione di euro in più ogni anno, stante la differenza tra i consumi rilevati e quelli approvvigionati”. Non siamo di fronte al problema cardine della pubblicizzazione dell’acqua, ma alla sua migliore gestione certamente.

Dardo

Di Dardo

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