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“Abbattuto l’abete del Colorado. Molinari si dimetta”

Abbattuto l’abete del Colorado di via Umberto a Campobasso. Per i consiglieri comunali dei Cinque Stelle, Simone Cretella e Luca Praitano  “si trattava di una pianta di 50 anni di età ed era in ottima salute . Qualche mese fa alcuni cittadini hanno sollecitato il Comune per acquisire la relazione di stabilità, perché sembrava avesse problemi di questo tipo. I tecnici hanno certificato la necessità di doverla abbattere. Non entriamo nell’aspetto tecnico, anzi il fatto che sia stata svolta una perizia è l’unica nota positiva della vicenda. Stigmatizziamo invece l’aspetto politico. Noi avevamo presentato alcune proposte e iniziative nelle commissioni per evitare il taglio dell’albero mettendo in sicurezza la pianta con una serie di sistemi che sono stati ignorati. Fino all’abbattimento di ieri. Ci dispiace per l’albero e per il metodo utilizzato perché non è stato fatto neanche un tentativo di messa in sicurezza dello stesso.  Ad oggi non è stato piantato nessun nuovo albero nel rispetto della legge che dice che bisogna piantarne uno ogni nuovo bambino nato. A parte gli alberi piantati in via Marconi, ma quella iniziativa rientra nell’ambito dei fondi stanziati per la raccolta differenziata e del progetto ‘Siamo’. Possibile che l’assessore Stefano Ramundo non ne sapesse nulla? Non può dire che non ne sapeva nulla. Anche la lettera inviata al dirigente sembra una pezza tardiva posta su un problema gestito male a monte. Mentre, per il consigliere delegato al verde, Antonio Molinari, chiediamo le dimissioni visto che non è in grado di curare il verde pubblico di Campobasso dal momento che non è la prima volta che in questa piazzetta vengono tagliati gli alberi. In passato sono state amputate le cime dei due cedri”

Di Giuseppe Saluppo

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8 commenti

  1. Annamaria Palmieri

    Veramente è tutta la giunta comunale a doversi dimettere. Da quando si sono insediati, il volto della città, deturpato da tanti anni di degrado e di indifferenza generale, non è cambiato di una virgola: verde pubblico da 118, marciapiedi sconnessi, imbrattamenti di edifici pubblici e privati, assenza di regole e sanzioni verso tutti coloro che offendono il Bene Comune. Poi si stizziscono se gli fai notare certe cose. Patetici.

  2. Se è vero che l’abbattimento di un albero può dispiacere, è vero altrettanto che alcune piante hanno un ciclo vitale determinato, come ad es. Il pino marittimo che si può curare quanto si vuole ma dopo un tot di anni non risponde più a nessuna cura e se non si abbatte diventa un pericolo. Non conosco le sorti di questa specie, ma prima di gridare allo scandalo forse bisognerebbe avere informazioni precise. Più importante invece è l’altra questione cioè ogni volta che si abbatte un albero si dovrebbe procedere alla piantumazione di un altro oltre al rimboschimento previsto per le nascite

    • Emanuela, venga a Modena per capire che cosa significhi prendersi cura del verde pubblico: si abbatte un albero per x ragioni? Se ne pianta immediatamente un altro al suo posto (e sottolineo immediatamente). Si costruisce un edificio pubblico o privato? Si lascia tutt’intorno un’area da adibire a parco o parchetto. A Campobasso si è lontani anni luce da questa mentalità. Ha visto che fine ha fatto la sequoia di piazza Cesare Battisti? Neanche un ragazzino di tredici anni avrebbe commesso l’errore di piantare un’essenza spiantata altrove. E dei vuoti in viale Elena e via Garibaldi non colmati da anni? Poi dobbiamo ascoltare la barzelletta di avere persino un assessore con delega al verde pubblico! E il proclama “un albero per ogni nuovo nato” della campagna elettorale? Quanto tempo è passato? Faccia lei i conti. Mi sembra che abbiano messo una Ferrari in mano a uno che non ha mai avuto la patente…

    • Silvana Leccese Bardi

      Va bene, Emanuela, ma lei sta parlando di situazioni che si verificano in città che danno importanza al verde pubblico. Questo abbattimento interviene in una città che del verde ha fatto il suo zerbino: è questa la differenza!!!

  3. Cara Mara, io sono originaria di Pistoia, la città del verde quella che con i suoi vivai e i suoi architetti dei giardini “riveste” il mondo perciò so bene cosa sia l’arredo urbano verde, ciò che dico in questo campo è derivato da conoscenze che a Pistoia hanno anche i bambini cioè tutti anche coloro che, come me non hanno a che fare con le coltivazioni.

  4. Silvana Leccese Bardi

    Modena o Pistoia, Campobasso è AL DI FUORI DI OGNI SCHEMA.
    Sembra assurdo che non si arrivi a percepire come una necessità quella di piantare alberi. Quando muoiono, come ha fatto notare la signora Iapoce, non se ne piantano altri, si lascia un bel buco che poi si solidifica e diventa ricettacolo di sporcizia. Così è in via Garibaldi, così è lungo la ciclabile di Ferrazzano, così è dappertutto. Se il sindaco o l’assessore stanno leggendo, si chiedano ancora che cosa significhi per loro la parola COERENZA: coerenza con quanto detto in campagna elettorale, coerenza con un ideale in cui si dice di credere, coerenza con un sentire che, per essere tale, deve uscire dall’alveo delle pure chiacchiere per entrare in quello dell’azione.
    Nell’attesa che ciò accada, il povero cittadino (a dir la verità, quei pochi che se la prendono a cuore) fa quel che può nel piantare qualche essenza arborea laddove non viene denunciato dal Comune per usurpazione di suolo pubblico. Su Viale Elena, ad esempio (che è la negazione di tutto), c’è un contenzioso senza fine: e intanto continua ad essere uno scempio a cielo aperto (non solo per gli alberi).

  5. Mariachiara Amodio

    A Campobasso l’importante è aprire una braceria, una pizzeria, un pub, in un processo di annullamento del pensiero umano che supera ogni limite. Se poi tutto il resto va alla malora -compreso il verde pubblico- chi se ne importa. Eccovi serviti, signori: un piatto davvero indigesto.

  6. Eh sì, il piatto è davvero indigeribile. Anche per colpa dei cittadini, però. Non si creda che le responsabilità siano sempre in alto. La prima, grave colpa del privato cittadino è rimanere indifferente a tutto ciò che sta accadendo: la storia ci insegna che l’indifferenza ha acuito i problemi in maniera esponenziale, in un circolo vizioso dal quale risulta difficile uscire, essendosi spinto così in là.

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