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A due mesi  dal risultato elettorale è più che legittimo attendere un segnale concreto di cambiamento a Palazzo Vitale passando delle parole ai fatti

In missione a Roma e a Bruxelles per conoscere e farsi conoscere, ma soprattutto per chiedere e, possibilmente, ottenere. Il presidente Toma in questo suo andare e venire è assistito da un servizio comunicazione efficiente e tempestivo. Per cui il circuito mediatico molisano non ha problema di approvvigionamento di notizie di fonte regionale. Ed è un passo avanti rispetto all’avarizia comunicativa (personale e istituzionale) da parte di chi lo ha preceduto nella carica e nell’incarico. A Roma, per discutere del Piano sanitario, delle limitazioni di cui soffre, dei problemi che si trascina senza venirne a capo (le liste d’attesa) e la distribuzione dei servizi sanitari sul territorio. La sanità: il malessere endemico del Molise. Il luogo delle specificazioni e delle specializzazioni che abilmente sfuggono alla chiarezza delle idee e alla possibilità di essere capite. Per sommi capi: la fusione Cattoilica/Cardarelli pare abbia perso la ragion d’essere e di esistere. Pertanto il Cardarelli dovrà vedersela da solo nel tentativo di risalire la china in fondo alla quale è  finito per via dei tagli di cui è stato fatto oggetto; e la Cattolica è destinata a districarsi nel ginepraio delle intese, delle correzioni, delle aggiunte e delle sottrazioni di servizi che distinguono il suo rapporto con la Regione, diversamente valutata rispetto al Neuromed di Pozzilli che, per l’autorevolezza della gestione e dei risultati scientifici, ha preso il vessillo qualitativo (in attesa del vessillo quantitativo) della sanità molisana. Ci saranno correzioni in  corso d’opera per rimettere su un livello dignitoso la sanità pubblica rispetto a quella privata? Ci sarà la possibilità di riguadagnare un minimo di autonomia programmatoria nel settore a conclusione degli anni di commissariamento straordinario? Toma dice che sia possibile; staremo  vedere, a cominciare dalla riduzione delle liste d’attesa: sarebbe un segnale importante. A Bruxelles, per visitare i santuari finanziari dell’Unione Europea e le prospettive di finanziamenti immediate e future. Anche questo è stato un viaggio ben coperto dalla comunicazione  istituzionale, riccamente accompagnato da documentazione fotografica a sollievo degli scettici. Ma su questo versante il Molise ha un solo problema dinanzi a sé: l’incapacità ad utilizzare  le risorse finanziarie di cui dispone e di cui è stato lautamente destinatario (decine e decine di milioni di euro). Avesse la capacità di utilizzarle sarebbe comprensibile l’impegno di Toma a cercarne altre (anche se più se ne hanno di euro, meglio è). Stiamo ai fatti. Della programmazione europea 2006/2013 la Regione Molise sta ancora facendo il rendiconto ed è probabile che parte di quelle risorse finanziarie dovranno tornare indietro a Bruxelles perché non inutilizzate; della programmazione 2014/2020 solo una piccola percentuale dell’importo complessivo è stato finora impegnato, massimamente in agricoltura, mentre nemmeno un euro per l’industria e per lo sviluppo dell’area di crisi complessa che ingloba i Consorzi industriali di Boiano e di Pozzilli. Dal 23 aprile 2018 ad oggi Toma non è riuscito a mettere in moto i meccanismi e le procedure per avviare l’azione di recupero e di sviluppo di quell’area, avendo fatto l’errore di lasciare  gli strumenti operativi  nella mani della controfigura di Frattura, Mariolga Mogavero che presumibilmente non ha alcun interesse a valorizzare la nuova compagine amministrativa. Ci sono decine e decine di milioni di euro disponibili, ma ancora una volta l’organizzazione regionale è vittima della sua debolezza strutturale e professionale e dei compromessi al ribasso della politica (cane non morde cane). Andare per soldi a Bruxelles e farne un vanto lo si può capire sul piano propagandistico e promozionale, ma i nodi da sciogliere (Zuccherificio,. Gam, Ittierre, mobilità in deroga, occupazione) sono tutti a casa nostra e nella testa di chi è stato chiamato a governare il Molise sperando che avesse tratto le dovute e opportune considerazioni dal modo fallimentare con cui il Molise è stato governato dal 2013 al 2018. Tra i sindacati, tutti in campana, è la Uil la sigla che meglio interpreta la fibrillazione promanata dal movimentismo presidenziale regionale e che meglio indica i primi possibili approdi fattuali. A due mesi dalle elezioni regionali è più che legittimo attendere un segnale concreto di cambiamento passando dalle parole ai fatti.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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