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8 MARZO:MENO RETORICA E MAGGIORE IMPEGNO

8 marzo, Festa della donna: sempre meno retorica e sempre maggiore impegno sociale e culturale. Le donne sono in ascesa, pronte ad aggiungere ai successi del femminismo militante una nuova identità, un nuovo protagonismo, una nuova ragione per essere parità di genere che vuol dire parità di diritti, rispetto e dignità.  Restano, è vero, lati oscuri nel quadro d’assieme che vede le donne battersi con determinazione in difesa di se stesse laddove il maschilismo continua a permanere una delle peggiori espressioni di potere che per dialogare, per relazionarsi, per collaborare, per …amare,  non trova altri mezzi ed altre espressioni al di fuori delle molestie e degli abusi. Una vergogna. Il dibattito che s’è venuto formando in parte sulla scia della cronaca, delle denunce, della nuova stagione di riscatto e di orgoglio delle donne, e in parte dalla esigenza di levigare il piano dialettico e culturale del confronto inteso come l’unico modo per armonizzare l’esistenza e in essa la insita bellezza declinata al femminile, deve alimentarsi di nuove energie, di nuovi traguardi e conquiste. La pagina dell’8 marzo di questo capitolo esistenziale che si va arricchendo di riflessioni, di scelte, e di atteggiamenti che aprono al riconoscimento della femminilità come valore alto per l’uomo e non volgare espressione di dominio o di possesso, deve essere densa di contenuto e di progettualità: di una nuova cultura. Sappiamo che c’è una parte attiva e forse prevalente nelle donne, che rifiuta pre-concettualmente ogni forma di accondiscendenza buonista, essendo  votata alla conquista di una supremazia da affermare su diversi livelli (lavoro – politica – arte- scienza- cultura), su diverse sfere (affettiva e sessuale), su diverse condizioni di subalternità (sociale – familiare).  La battaglia è aperta, e sarà lunga e complessa, ancorché inevitabile dal momento in cui la questione delle molestie e degli abusi e del dramma  del “femminicidio” rimane in evidenza, costituisce il substrato cronachistico dei mass-media mondiali. Sappiamo pure che c’è una parte attiva, che si spera diventi prevalente, di donne che hanno superato la fase dello scontro e della rivendicazione,  e si sono affermate per ciò che valgono e per quanto valgono attraverso l’espressione  piena e coerente della loro personalità. La qualità umana unita alla capacità operativa è il manifesto più interessante che si possa leggere con la giusta intenzione di sostenere il parallelismo uomo-donna su livelli equivalenti. Nella Festa della donna quel manifesto richiama la responsabilità collettiva ed esalta la interazione personale privata della conflittualità fine a se stessa. E concorre certamente a dare credibilità ulteriore e ulteriore motivazione a questa transizione epocale in cui il tema della parità è ancora un tema centrale. Nel Molise non ci sarebbe miglior Festa e  se, alla ritualità della ricorrenza, al riconoscimento delle conquiste sociali, alle felicitazioni si unisse una dimostrazione concreta del ruolo e del peso delle donne nel lavoro, nella politica, nella pubblica amministrazione, nella cultura. Da Rossella Ferro (capitano d’industria) a Tecla Boccardo (manager sindacale)  a Manuela Petescia (protagonista della comunicazione) a Valentina Farinaccio (giovane scrittrice) a Anna Paola Sabatini (manager della pubblica istruzione) a Giuditta Lembo (impegno sociale) se ne contano di valore. Nei loro settori di competenza e di attività rappresentano la sintesi delle qualità professionali e umane che occorrono per alimentare a ragion veduta  la speranza nel futuro.  E se fosse una donna chiamata a reggere le sorti della Regione, la realtà molisana cambierebbe volto e con esso prospettiva, oggettivamente accreditabile di equilibrio, sobrietà, disinteresse e fattività.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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