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8 Marzo 1919 nasce l’Unione Sportiva Campobassana

8 Marzo 1919 nasce l’Unione Sportiva Campobassana, calcio, podistica e ciclismo, questi gli sport dei quali si occuperà. Così dalle colonne di uno dei giornali più interessanti e vivaci mai stampati, nella nostra terra, Molise Herald, si saluta la nascita del sodalizio campobassano:

Il giorno 8 Marzo c.m. nasce l’Unione Sportiva Campobassana con un discorso dell’Avvocato Francesco Colitto. Al termine della cerimonia si giocò un matcy di foot-ball fra le due squadre così formate:

La prima squadra: da Eliseo, Venditti I, De Rita (Capitano), Giancola, Colantuono, Altobello, De Felice, Borgiotto, Ricciardi.

La seconda squadra da: Trevisonno II, Mastromarino, Signorelli, Torello, Pompeo, Venditti II, De Nigris, Gigliodoro, Del Greco, Mastropaolo, Dolcini. Fu arbitro avveduto il nostro collega Giovanni Eliseo.

Così con una partita a “ranghi misti”, come diremmo oggi, nasce il Nostro Campobasso. Nasce dalla volontà e dalla forza di un gruppo di ragazzi attivi e vogliosi, che vollero fortemente portare lo sport a Campobasso. Nasce da una Campobasso fiorente e vivace, fucina di talenti e cultura, che si stava trasformando da “paesone” a città, fino a rappresentare, durante gli anni del regime, il punto di snodo dell’intera provincia. Il percorso di sviluppo si aveva grazie ad una borghesia culturalmente avanzata, che stava dando a Campobasso un volto nuovo. La ventata di novità e freschezza portata da questa “gioventù scapigliata” e dalla satira locale era rappresentata dai giornali e dai giornalisti, ideatori e promotori anche del calcio cittadino, che avevano saputo modernizzare la stampa dell’epoca, coniugando i testi umoristici con l’impegnativo incarico di caricature, vignette e disegni riflettenti personalità, fatti e vicende del capoluogo e della provincia politica.

Come per la stampa satirica e per i vari eventi che si succedettero nel capoluogo in quegli anni, anche la nascita dell’Unione Sportiva rappresentò la forma di ribellione, della gioventù, nei confronti di quel sistema, che aveva visto nella guerra, prima, e ritrovato poi nel fascismo, la possibilità di creare una società nuova. Palestre di vita, sport e giornalismo, per una gioventù culturalmente preparata, sempre incline al dibattito, anche duro, senza mai però essere volgare, che anelava ad una società aperta ai giovani che avevano voglia di fare e di cambiare.

Chissà cosa penserebbero quei ragazzi vogliosi e dinamici dello sfacelo che regna sovrano a Campobasso. Chissà cosa penserebbe l’Avv. Colitto, uomo che tanto ha dato a questa terra, dei fallimenti politici e calcistici in cui è incorsa la Città di Campobasso. E chissà se quei ragazzi scesi in campo con la maglia rossoblu, in una fredda giornata del Marzo 1919, avrebbero mai immaginato che un giorno la loro squadra avrebbe giocato e battuto la, già blasonata, Juventus. Chissà qual era il sogno nel cassetto di quei ragazzi appena tornati dalla Grande Guerra, probabilmente quello di rendere Campobasso un posto migliore in cui vivere, anche grazie allo sport, da sempre veicolo di mobilità sociale.

E allora, dopo cento anni, dinanzi alla storia di una gloriosa, sì gloriosa, compagine calcistica, non ci resta che gridare ancora più forte Forza Campobasso, Forza Lupi, con il sorriso di quei ragazzi che in quella fredda giornata di inizio Marzo sognavano un futuro radioso per la Nostra Città. Perché non c’è domenica senza calcio e non c’è calcio senza il Campobasso!

Di admin

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