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Il capoluogo regionale a rischio collassamento

di Giuseppe Saluppo

Sarà stata la giornata uggiosa? Mah! Non credo. A piedi ho attraversato una serie di strade un tempo piene di vita oggi malmesse, silenziose, squinternate. Cosa è stato fatto a Campobasso? Come mai vi è calato il silenzio proprio del pantano, della palude, dell’acqua stagnante? Immagini non rassicuranti perchè non hanno nulla di buono in serbo. Da mesi le commissioni consiliari viaggiano a rilento; gli assessori sembrano afflitti da astenia perniciosa nonostante il loro numero sia salito a nove. Argomenti di rilievo non se ne vedono all’orizzonte. Calma piatta, se non fosse che frattanto la città è stata invasa da centinaia di profughi, migranti economici e richiedenti asilo. Un nuovo scenario, cui vanno facendo gli occhi i campobassani nella interazione che li vede protagonisti al Corso Vittorio Emanuele come in Contrada Colle delle Api. Un tetro immobilismo amministrativo e nessuna risposta ai problemi che si frappongono alla vita dei cittadini: sicurezza scolastica, mobilità, sanità, commercio, economia, urbanistica, trasporti. I giovani vanno via, le saracinesche si abbassano, le imprese sono al palo. In assenza d’idee, quanti vivono negli ambienti amministrativi potrebbero, almeno, scartabellare il programma elettorale con il quale si sono presentati agli elettori e trarne qualche spunto. Almeno, una cosa da fare, di ampio respiro. Però. Certo, è duro scrollarsi di dosso l’inedia che neanche questo consente. Gli amministratori di palazzo San Giorgio vivono come in tranche questa transizione, col peso dell’inutilità politica sono inebetiti. Al tirar delle somme, il conto in rosso di una città che sopravvive a sé stessa, a rischio collassamento.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Una tristezza infinita, un capoluogo che ha perso volto, identità, decoro. Su tutto sovrastano l’abbandono e il nulla di fatto.

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