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Dopo 53 anni necessario pensare a una seconda autonomia regionale

di Giuseppe Saluppo

 

In Consiglio regionale, seppure con un’ora e mezzo di ritardo sull’inizio dei lavori previsto, è rimbalzato il tema dell’autonomia regionale cadendo oggi la ricorrenza della pubblicazione, sulla Gazzetta ufficiale di 53 anni fa, del provvedimento di riconoscimento del Molise come regione autonoma. Quanto resta dell’insegnamento storico della grande battaglia Parlamentare, condotta negli anni cinquanta e nei primi anni sessanta dai nostri rappresentanti in Parlamento? Persone di conclamata qualificazione politica e culturale ( cito per tutti gli Onorevoli  La Penna, Sedati, Sammartino, Colitto, Camposarcuno, Vecchiarelli  e tanti altri), che riuscirono a far prevalere lo spessore storico dei valori identitari delle popolazioni molisane: valori che convinsero l’intero Parlamento Italiano a deliberare a favore del riconoscimento del Molise come Regione autonoma. A conquistare  tale orientamento favorevole del Parlamento  non fu certo l’impegno a creare ” un’isola felice “ (anche perché di isole felici sul nostro pianeta credo non ne esistano!), bensì il riconoscimento della identità di un popolo, che aveva specifiche e profonde connotazioni socio-economiche e culturali, non reperibili nelle realtà territoriali limitrofe. E per un lungo arco di tempo, in Molise si è realizzato, ci si è affannati a creare occasioni di sviluppo, si sono posteo le basi per un futuro. Oggi, la realtà parla della distruzione sistematica di quanto realizzato  e si va smontando quanto resta ancora in piedi. Allora, dobbiamo prendere atto che una fase storica si è conclusa e che diventa necessario attrezzarci per tempo al fine di dare vita ad una nuova, più difficile ed esaltante fase: quella della seconda autonomia. E’ una sfida importante per il Molise e per tutti i molisani, al di la delle appartenenze e di quant’altro se non vogliamo tornare ad essere la costola di qualche altra regione o, peggio, doverci sistematicamente presentarci col cappello in mano. E’ pur vero che molti esempi non sono stati positivi, che quanto costruito nel corso dell’ultimo trentennio è stato calpestato, distrutto, mangiato ma è altrettanto vero che possiamo ricostruire un percorso. Una seconda autonomia, allora, per non essere cancellati in tutti i sensi.

Di Giuseppe Saluppo

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