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31 OTTOBRE 2002 – 16 ANNI DOPO

Memoria, analisi critica del territorio, prospettive, speranza. Riflessione del vescovo della Diocesi di Termoli-Larino, Gianfranco De Luca, in occasione del 16esimo anniversario del sisma

 “È ancora vivo il ricordo della tragedia che colpì il Comune di San Giuliano di Puglia con la morte tragica di 27 bambini e della loro maestra nel crollo della scuola elementare e del sisma di quel mattino, avvenuto alle 11.32 del 31 ottobre di 16 anni fa. Fare memoria di quell’evento, ogni anno, è non solo rivivere quel dolore che ha colpito in modo drammatico tante famiglie, la loro comunità locale di appartenenza e tutti gli abitanti di quei paesi del famoso ‘cratere’ che da quella data non sono più come prima, ma è anche occasione per riflettere sul tempo trascorso da quel momento doloroso. Quella cicatrice ha segnato irrimediabilmente tante famiglie, tante persone, ma anche tante comunità molisane; quel dolore rimane, attraversa l’esistenza di tanti, segna irrimediabilmente la vita dei loro cari, ma è anche di monito per tutti noi, anche per le istituzioni locali, per i responsabili della cosa pubblica.

Il pensiero di quei bambini, “gli angeli di San Giuliano di Puglia”, vittime innocenti, diventa drammatico interrogativo, ma anche impegno perché eventi simili non accadano più, senso di corresponsabilità, vigilanza nell’amministrazione e gestione del nostro territorio, cura per l’ambiente nel quale viviamo; nei credenti si trasforma in preghiera costante, che dà forza e consolazione, e nello stesso tempo stimolo a operare per i più fragili, i più bisognosi, per quelli che vivono una vita sempre più precaria.

Dopo 16 anni cosa è cambiato nel nostro territorio? Molto, e possiamo dire che niente è più come prima. I nostri comuni hanno accelerato rovinosamente la via del declino demografico, sociale, economico, tante piccole imprese sono fallite con la perdita di tanti posti di lavoro (anche a causa della gestione della ricostruzione); l’auspicato rilancio economico si è arenato tra le maglie di una burocrazia maligna, di amministrazioni, a tutti i livelli, ingessate, di farraginosi meccanismi che ritardando interventi promessi, hanno fatto perdere ogni possibilità di ripresa. Non sono mancati casi di sciacallaggio, di ruberie, di scandalose diseguaglianze e palesi atti di ingiustizia.

 

Rassegnazione, mea culpa, lamentele, accuse reciproche, delusione, rabbia, sono sentimenti diffusi. I progetti di sviluppo o sono rimasti sulla carta o si sono a volte arenati sul terreno melmoso di resistenze più o meno subdole, nascoste o camuffate. È sotto gli occhi di tutti un declino inesorabile che attanaglia tanti nostri piccoli centri; l’invecchiamento, la fuga, l’arretramento in ogni settore, sembrano il destino ormai segnato. Le scommesse e le promesse della politica sono state smascherate; il futuro non esiste più o se c’è ancora non lo si intravede.  Può sembrare un bilancio fin troppo severo ma è la lettura della realtà di chi vive ogni giorno questa nostra realtà, e conosce capillarmente la vita e le condizioni oggettive delle nostre comunità; non ci vuole molto a vedere lo stato delle strade e delle nostre infrastrutture, a conoscere la denatalità dei nostri paesi, il crollo della popolazione scolastica, lo stato di tanti Istituti scolastici, la fuga dei nostri giovani, la precarietà dei nostri lavoratori che cercano di rimanere, la difficoltà delle nostre piccole aziende, l’impossibilità di trovare posti di lavoro in questo territorio per i nostri ragazzi. Numeri e percentuali di ogni settore sono lì a testimoniare un disagio diffuso, che non sembra risparmiare nessuno: cifre implacabili e crudeli.

Il terremoto nel terremoto; ciò che, da tragica esperienza, poteva trasformarsi in un’opportunità si è rivelata una enorme delusione, una sconfitta. Ma cosa abbiamo imparato da quell’esperienza? Un altro evento sismico, seppure di minore impatto, ha colpito a metà agosto alcune nostre comunità locali. Gli ingranaggi della ricostruzione stanno mostrando di nuovo il loro volto; sarà un’ulteriore spinta al declino? Sapremo, questa volta, date le dimensioni modeste, mettere in campo forze, energie e progettualità positive? Un’altra piccola scommessa, forse, ci attende; ci viene offerta una nuova opportunità, un nuovo motivo di speranza un tempo supplementare a tempo scaduto? 

La nostra Chiesa locale, tramite la Caritas e i suoi servizi sociali, in questi anni è stata sempre presente; ha progettato percorsi, ha promosso iniziative sociali, ha stimolato, ha sostenuto e accompagnato giovani e piccole imprese, nonostante le enormi difficoltà incontrate e i limiti delle sue possibilità. Nel suo cammino ha sperimentato freni, incomprensioni, indifferenza, sospetti, accanto al sostegno e alla fiducia di tanti; continuerà a perseverare nella logica dell’ascolto, dell’incontro, della collaborazione, della condivisione di progetti e risorse, del coinvolgimento di tutte le altre forze positive e coraggiose, perché non ci si deve arrendere. Come credenti la nostra forza è la speranza, e la ferma convinzione che nel cuore di ogni uomo dimora il desiderio di vivere, costruire, promuovere, lavorare per le future generazioni, “per amore del nostro popolo”.

 

Di admin

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