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24 siti d’interesse comunitario non sono pochi, e del Molise possono trasferire all’esterno una immagine particolarmente accattivante e positiva

 

La giunta regionale del Molise, interrompendo la sequela di provvedimenti prevalentemente propagandistici, elettoralistici e strumentali, utili alla prossima campagna elettorale, ha approvato particolari misure di conservazione dei “Siti Natura 2000” al fine della designazione delle relative Zone Speciali di Conservazione (ZSC). Ciò per mettere a riparo, e valorizzarli, gli habitat naturali e seminaturali della flora e della fauna selvatiche. Finalmente, è il caso di dire. Li ha adottati su impulso dell’università del Molise che dalla Regione era stata incaricata di completare i piani di gestione dei siti naturali individuati e delimitati sotto l’etichetta “Siti Natura 2000”. Dando seguito all’incarico, l’Unimol ha redatto, sulla scorta della direttiva del Consiglio europeo del 21 maggio 1992; del decreto del presidente della Repubblica del 12 marzo 2003, del decreto del ministero dell’Ambiente 3 settembre 2002; con il quale sono state dettate le linee guida per la gestione dei “Siti Natura 2000”; del decreto del ministero dell’Ambiente del 17 ottobre 2007, che ha stabilito i criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e alle Zone di Protezione Speciale (ZPS), ha approvato, dicevamo, le modifiche da apportare ai formulari standard, e le misure di conservazione relative ai 24 “Siti Natura 2000” di cui dispone il territorio molisano. L’università, colmando una evidente lacuna regionale, ha operato in tal senso e, come abbiano detto, ha sottoposto alla giunta, che le ha approvate,  le misure di conservazione necessarie alla elaborazione di appropriati piani di gestione, specifici o da integrare ad altri piani di sviluppo, nonché le misure regolamentari, amministrative o contrattuali conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali e delle specie presenti nei “Siti Natura 2000”  che dicono di una ricchezza naturale di rilievo, significativa sotto il profilo ambientale, anche per la varietà delle componenti faunistiche e floristiche di ciascun sito. Eccoli uno ad uno, come di fatto sono stati individuati e catalogati: 1) “Pineta di Isernia”; 2) “Pantano Zittola – Feudo di Valcocchiara”; 3) “Bosco La Difesa – Colle Lucina – La Romana”; 4)  “Vallone Santa Maria”; 5)  “Rocca Monforte”; 6)  “Monte Mauro – Selva di Montefalcone”; 7)  “Calanchi Pisciarello -Macchia Manes”;8) “Calanchi Lamaturo”; 9) “Foce Biferno – Litorale Campomarino”; 10) “Foce Saccione – Bonifica Ramitelli”; 11)  “Fiume Biferno (confluenza T. Cigno – foce esclusa)”; 12) “Torrente Rivo”; 13) “Lago di Guardalfiera – M. Peloso”; 14) “Bosco Casale – Cerro del Ruccolo”; 15) “Torrente Cigno”; 16) “Calanchi di Civitacampomarano”; 17)  “Monte Peloso”; 18)  “Bosco S. Martino e S. Nazzario”; 19) “Morgia dell’Eremita”; 20)  “La Gallinola – M.Miletto – Monti del Matese”; 21) “Monte Vairano”; 22) “Foce Trigno – Marina di Petacciato”; 23)  “Bosco Tanassi”; 24)  “Valle Biferno dalla diga a Guglionesi”. Tutto questo lavoro di ricerca e di analisi effettuato, tra l’altro è propedeutico, cioè è necessario, alla delimitazione e al riconoscimento delle  Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e alle Zone di Protezione Speciale (ZPS). In tal modo il territorio molisano trova la formula ambientale più adatta alla sua vocazione e alla sua natura e, come è facile immaginare, si dota di strumenti e di piani che nel tempo possono generare particolari interessi naturalistici e, per altri aspetti, scientifici e di approfondimento scientifico. L’attenzione all’ambiente naturale e alle sue specificità, con questo provvedimento trova applicazione e, in prospettiva, una notevole possibilità di rendersi una apprezzabile caratterizzazione locale, in grado di salvaguardare ampi spazi territoriali da processi degenerativi quali l’urbanizzazione indiscriminata, la manomissione del suolo, l’alterazione dell’ambiente, e di arginare le infiltrazioni speculative. 24 siti d’interesse comunitario non sono pochi. E del Molise possono trasferire all’esterno una immagine particolarmente accattivante e positiva.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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3 commenti

  1. Carlotta Immobile

    ALTILIA deve essere il vessillo del Molise: un esempio di ricchezza architettonica, di bellezza con la B maiuscola in una regione così piccola non lo trovate da nessuna parte.
    Altro che “Il Molise non esiste” come stendardo di questa regione: liberate il cervello da queste cavolate e pensate alle cose serie.
    Altilia ne è l’esempio più lampante, seguita dal sito di Pietrabbondante e dal castello di Monteroduni.
    SVEGLIA!!!

  2. Per Aprilia spero che si siano fatti passi avanti per la giusta valorizzazione ,la conservazione e il decoro del sito archeologico,altrimenti di cosa stiamo parlando?

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