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A CUORE APERTO COI LETTORI – ZONE INTERNE FIGLIE DI UN DIO MINORE

Riceviamo

Caro Dardo,

sono un abitante di Limosano e da marzo siamo costretti a dovere viaggiare per cosiddette strade alternative (di campagna) perché un ponticello della strada provinciale è in parte caduto per mancata manutenzione. La regione ha stanziato i fondi ma la Provincia non è riuscita ancora a bandire la gara per i lavori. E sta arrivando l’inverno e il pullman dovrà fare un giro infinito. Assurdo. Poi parlano delle aree interne e dello spopolamento. Ho visto, oggi, la chiusura del viadotto Sente che collega l’alto Molise con l’alto vastese. Un’altra zona interna senza viabilità. Per non parlare di altre strade provinciali e non. Così, dove vogliamo andare? Ci reggiamo con il filo ferrato. Con stima

Marcello Corvinelli

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Gentilissimo signor Corvinelli,

delle aree interne, dello spopolamento che le contraddistingue, della carenza dei servizi di base (tra cui il trasporto pubblico) ne hanno parlato, e non una sola volta,  i vescovi del Molise oltre, naturalmente, le solite segreterie politiche dei partiti. Lo hanno fatto  in prossimità delle elezioni amministrative per meglio sollecitare gli amministratori in lizza a considerare l’urgenza della questione, una volta eletti. Lo hanno fatto anche in prossimità del 22 aprile 2018 ma, come opportunamente da lei viene messo in risalto da cittadino responsabile di una delle zone interne del Molise maggiormente penalizzate, si sta andando di male in peggio. Lei dice che la Regione ha finanziato il ripristino del ponte sulla provinciale che, maltenuto dalla Provincia, non consente il transito del pullman e costringe lei e i suoi concittadini di Limosano ad una peregrinazione stradale che l’inverno incombente renderà ancora più faticosa. Ma la Regione è l’Ente che da decenni se ne frega delle difficoltà di vita dei molisani che abitano le zone interne. Promette Piani strategici e strutturali e, sistematicamente, non mantiene ciò che promette. Un caleidoscopio per abbacinare gli elettori. Beffando (elettoralmente parlando) le diocesi, i parroci e i sindaci che dalla zone interne avanzano richieste di attenzione e gli interventi indispensabili, se non a vivere, quantomeno a sopravvivere. Della Provincia manco a parlarne. La riforma cosiddetta Delrio, dal ministro che l’ha perorata e ottenuta, ha sbrindellato quell’ente; lo ha reso povero di risorse finanziarie, di mezzi funzionali, di personale, finanche di amministratori (che non è male). Comunque, un appalto delle dimensioni ridotte quale quello per rimettere in sesto un ponticello mica il Morandi di Genova, anche per un’amministrazione in difetto di tutto non dovrebbe essere un ostacolo alla tempestività. Il fatto è che la burocrazia molisana, a tutti i livelli, ha perso coscienza della sua missione, tanto è intossicata di strafottenza, indifferenza, malmostosità che gli vengono dalla sicurezza della mangiatoia e dal non dover rendere conto ad alcuno. La recente visita del ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi, ha costretto la Regione a confessare i peccati di insufficienza, incapacità e irresponsabilità nel (non) gestire le ingenti risorse finanziarie (milioni e milioni di euro) dei Fondi europei Fesr e Fse  destinati al miglioramento della qualità di vita (migliorando anche le comunicazioni) e la diversificazione dell’economia rurale, soprattutto quella povera delle zone interne. I soldi ci sono per intervenire sulla viabilità regionale nel suo complesso, minata da un cumulo di frane, smottamenti, cedimenti strutturali, carenza, soprattutto, di manutenzione. Ciò che manca è l’organizzazione, la programmazione, la pianificazione, la volontà politica e la capacità di gestione. Lei dice: “Dove vogliamo andare?” e “Ci reggiamo col filo di ferro”. Vorremmo andare verso un futuro certo e razionale, e reggerci con solidarietà umana e territoriale. Ma non con questa classe politica stracca e consunta.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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